Assolto dall’accusa di bancarotta

6 Giugno 2023

Fallimento Euro Logis: sentenza ribaltata in Cassazione per l’imprenditore Basile

SULMONA. Da sette anni di reclusione a pena totalmente azzerata. La Cassazione ha annullato infatti la sentenza di Appello per Luciano Basile, il 63 enne originario di Pescara finito sotto processo per bancarotta fraudolenta e documentale. Una lunga vicenda giudiziaria partita nel 2009 con il fallimento della ditta Euro Logis di cui l’imputato era amministratore delegato. La ditta si occupava di autotrasporti in conto proprio e conto terzi ed aveva la sede legale a Chieti, mentre quella operativa a Popoli. Un ramo dell’azienda risultava attivo anche in Valle Peligna e precisamente a Corfinio quando era ancora attiva la fabbrica della Coca Cola. L’inchiesta, scaturita dalla maxi operazione della procura del tribunale di Padova, era strettamente legata al caso Catapano. Il clan camorristico, infiltratosi nei singoli territori, prestava soldi alle aziende in difficoltà, svuotando le imprese di beni mobili e immobili. In particolare, Basile era finito prima sotto inchiesta, e quindi a processo, per aver distratto ingenti somme di denaro pari a 675mila euro, oltre alla somma complessiva di tre milioni di euro pari all’entità del deficit fallimentare che non è stato giustificato. Secondo il capo d’imputazione, il 63enne aveva sottratto beni dal valore di circa un milione tra autocarri, computer, terminali, carrelli, macchine elettroniche, in parte rilevati da Territalia, ditta che aveva sede nella frazione della Badia di Sulmona. Non solo bancarotta fraudolenta ma anche documentale. In primo grado il 63 enne era stato condannato a sette anni di reclusione. In Appello la pena era stata ridotta a tre anni, tenendo conto del venir meno delle aggravanti contestate e del fatto che nel frattempo era caduta l’accusa di bancarotta documentale. Da qui il ricorso in Cassazione. I giudici della Suprema Corte, su ricorso della difesa dell’ex amministratore della società fallita, assistito in tutti i gradi di giudizio dall’avvocato Maria Assunta Iommi, del foro di Sulmona, hanno annullato senza rinvio il dispositivo di secondo grado, azzerando di fatto la pena. Ora si attendono le motivazioni per capire meglio cosa abbia spinto i giudici della Suprema Corte ad annullare la sentenza. (c.l.)
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