Assut Europe, sit in di protesta I lavoratori chiedono garanzie

Nello stabilimento, dopo le ferie natalizie, sono scattate tre settimane di ferie obbligatorie I sindacati: costretti allo sciopero per poter spingere l’azienda a un confronto ormai inevitabile
MAGLIANO DE’ MARSI. Braccia incrociate alla Assut Europe per dire basta all’assenza di dialogo e alle decisioni calate dall’alto. Il maltempo non ha fermato ieri mattina una cinquantina di dipendenti dell’azienda del nucleo industriale di Magliano de’ Marsi che produce aghi e fili da sutura e altri materiali sanitari. I lavoratori e le lavoratrici, supportate dai rappresentanti sindacali, si sono ritrovati davanti alla fabbrica per ribadire il loro dissenso su quanto sta accadendo nello stabilimento. Il 23 dicembre scorso l’azienda ha chiuso per il periodo natalizio e avrebbe dovuto riaprire il 9 gennaio. C’è stato però un problema tecnico interno che ha spinto i vertici del sito a far scattare le ferie obbligatorie prima per una settimana, poi per altre due. Questo ha generato l’ira dei dipendenti (complessivamente cento) che, dopo un confronto con i sindacati pronti a richiedere la cassa integrazione, hanno deciso di scioperare. Ieri si sono ritrovati davanti alla fabbrica di Magliano alle 8 e hanno dato vita a una manifestazione di protesta, contro quanto accaduto nei mesi scorsi, che si è chiusa alle 13. Con loro Elvira De Sanctis (Fiom-Cigl), Antonello Tangredi (Fim-Cisl) e Michele Paliani (Uilm-Uil) che si sono già attivati per chiedere l’assemblea e fare il punto della situazione. «Per la prima volta nello stabilimento c’è stata una reazione delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno deciso di scioperare», ha spiegato Paliani, «noi abbiamo fatto le assemblee, li abbiamo ascoltati e abbiamo deciso di andare avanti con lo sciopero. Spero che, quanto prima, ci possa essere un confronto sereno e la presa d’atto da parte dell’azienda del forte legame che i dipendenti hanno con l’azienda». Per Tangredi «dopo 40 di storia è la prima volta che si fa sciopero in un’azienda importante come questa, che era nata con fondi pubblici e che fino a qualche anno fa era la “Ferrari” nel suo settore. Purtroppo siamo stati costretti a farlo, perché, da un paio di anni, quest’azienda si ritrova nelle condizioni dei primi anni Settanta per il rapporto lavorativo e comunicativo che ha con gli operai». Presenti al sit-in anche il primo cittadino, Pasqualino Di Cristofano, e alcuni amministratori comunali che hanno ascoltato la preoccupazione dei dipendenti dello stabilimento e dato la loro disponibilità per azioni future. «C’è la volontà da parte della proprietà di confrontarsi», ha detto il sindaco ai lavoratori, «ho rappresentato ai vertici dello stabilimento il vostro coinvolgimento emotivo e mi hanno detto che sono pronti a dialogare per trovare insieme una soluzione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

