Ateneo, Tar boccia l’appalto pulizie. Ok ai lavori al Rettorato
L’AQUILA. Il Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo ha bocciato il ricorso presentato dalla società “Internazionale” che chiedeva l'annullamento di un provvedimento del Provveditorato...
L’AQUILA. Il Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo ha bocciato il ricorso presentato dalla società “Internazionale” che chiedeva l'annullamento di un provvedimento del Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche che escludeva la ditta dall’elenco di quelle che potevano partecipare alla gara di appalto (un milione e mezzo di euro a base d’asta) per la sistemazione del cortile esterno e il restauro dei locali annessi di Palazzo Camponeschi, edificio di pregio nel centro storico della città, immobile di proprietà dell’Università e sede del Rettorato.
La società “Internazionale” aveva prima chiesto la sospensiva del provvedimento di esclusione (le motivazioni sono molto tecniche), ma i giudici amministrativi, nello scorso mese di settembre, avevano negato la sospensiva fissando la discussione nel merito all’udienza del 4 dicembre. E nella giornata di ieri è stata pubblicata la sentenza che respinge il ricorso e quindi il Tribunale amministrativo regionale ha confermato che il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche ha agito correttamente aggiudicando l’appalto alla “Marcozzi Costruzioni srl”. Possibile un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato.
BOCCIATO APPALTO PULIZIE. Sempre il Tribunale amministrativo regionale, con una sentenza pubblicata ieri, ha annullato la “delibera con cui l’Università dell’Aquila ha aggiudicato definitivamente alla Miorelli Service spa, quale mandataria del costituendo raggruppamento temporaneo con la Fidente Spa Servizi Ambientali Certificati, la procedura aperta per l’affidamento del servizio di pulizia e di igiene ambientale da svolgersi nelle sedi dell’Università degli studi per la durata di tre anni lotto 1”. Il ricorso era stato presentato dalla ditta “Team Service srl”, che aveva partecipato all’appalto, ma era risultata terza in graduatoria. Il ricorso si basava sul fatto che l’offerta fatta dalla ditta che si era aggiudicata la gara di appalto sarebbe economicamente insostenibile “e non avrebbe potuto essere considerata congrua all’esito della verifica di anomalia”. (g.p.)
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