Autismo Abruzzo: troppi servizi in ritardo

15 Maggio 2021

La denuncia del presidente: Asl condannata, ma dopo 40 giorni nessuna prestazione a tre bimbi

L’AQUILA. «I segnali delle ultime settimane disegnano un futuro meno incerto e la pandemia finalmente inizia ad indietreggiare. Non accade lo stesso per l’avvio delle prestazioni per bambini e ragazzi con autismo. In difficoltà prima della pandemia, durante i lockdown e in difficoltà anche ora, in vista di un lento ritorno alla normalità». È questa l’amara constatazione di Dario Verzulli, presidente di “Autismo Abruzzo” onlus.
«Nonostante la normativa nazionale di riferimento e il regolamento della Regione Abruzzo, molti bambini e ragazzi abruzzesi vedono ancora tempi di attesa inaccettabili per l’avvio delle terapie», racconta, «ad alcuni, una volta inviati nei centri di riabilitazione, vengono proposti “pacchetti” di interventi con sedute ridotte a causa della mancanza del personale qualificato o per la mancata disponibilità del budget. Tale modalità mette in discussione la valutazione della commissione Uvm tenuta ad indicare il tipo di setting e il numero di sedute settimanali nel verbale di prescrizione delle cure». Per Verzulli si tratta di «episodi gravi che diventano inaccettabili quando vengono messi in atto dalla stessa azienda pubblica quando prescrive il trattamento previsto attraverso la valutazione Uvm e poi, invitando l’utente ad andare nelle proprie strutture riabilitative, propone prestazioni riabilitative sulla base delle disponibilità dei professionisti e senza rispettare la delibera regionale che prevede il coordinamento delle attività a carico di un neuropsichiatra con almeno tre anni di esperienza documentata».
“Autismo Abruzzo” sottolinea il proprio impegno al fianco delle famiglie per informarle e denunciare criticità, privilegiando anche il dialogo con le istituzioni. «Quando la violazione del diritto alle cure diventa insostenibile, magari per la tenera età degli utenti, per la gravità dei casi o per le lunghe liste di attesa», osserva il presidente, «unica soluzione è rivolgersi in urgenza al giudice che può far valere il diritto alle cure a favore delle persone con autismo». È il caso, sottolinea Verzulli, «delle ultime cinque condanne all’Asl dell’Aquila e le ultime due per l’Asl di Chieti. Quest’ultima, dopo diversi solleciti, ha provveduto ad autorizzare finalmente l’extra-budget necessario per la “presa in carico” di due bambini per i quali le rispettive famiglie non dovranno più pagare le prestazioni. Non è accaduto lo stesso per l’Asl dell’Aquila che, durante la fase processuale durata oltre sei mesi, ha eccepito motivazioni di bilancio, mancanza di personale e necessità di riorganizzazione, nonostante i numerosi pronunciamenti che hanno sempre riconosciuto il diritto alle cure per persone con autismo, riconosciuto dai Lea sin dal 2017. Ad oltre 40 giorni dal pronunciamento del Tribunale dell’Aquila i tre bambini di 3, 5 e 11 anni attendono ancora l’attivazione del servizio prescritto e ordinato dal dispositivo del giudice. Chi pagherà per questi ritardi? Chi risponderà delle spese legali addebitate all’Asl dell’Aquila?»