Auto blu e accuse a Di Pangrazio I legali: processatelo ad Avezzano

Chiesto il trasferimento per incompetenza territoriale, la sentenza potrebbe arrivare lunedì 5 luglio L’avvocato Milo: «Difendo una persona perbene, viaggi per motivi istituzionali. Spallone fu assolto»
AVEZZANO. È alle battute finali il processo sul presunto uso improprio delle auto blu in Provincia e che vede sul banco degli imputati il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, e altre quattro persone, tutti in servizio negli uffici della Provincia dell’Aquila all’epoca dei fatti, tra il 2013 e il 2014.
Nell’ultima udienza il pm aveva chiesto una pena di 4 anni e mezzo – con l’accusa di peculato – per il sindaco. Ieri è stata la volta dei legali degli altri imputati (i difensori del sindaco parleranno alla prossima udienza) che hanno cercato di smontare le accuse dei pm dell’Aquila, Stefano Gallo e Roberta D’Avolio.
È stata avanzata anche una «eccezione di incompetenza territoriale» chiedendo «il trasferimento del processo ad Avezzano». La sentenza dovrebbe arrivare alla prossima udienza, fissata per lunedì 5 luglio, quando sono previste le arringhe dei difensori di Di Pangrazio e le successive repliche. Le pene chieste sono: 4 anni e mezzo per Di Pangrazio, 4 anni e 2 mesi per la dirigente della Provincia Paola Contestabile, di Celano, 3 anni e 8 mesi per l’autista Mario Scimia, dell’Aquila, 2 anni e 8 mesi per l’autista Maria Pia Zazzara, di Pescina, 1 anno per Anna Maceroni, di Avezzano. L’ex autista, Ercole Bianchini, aveva patteggiato una pena di due anni.
L’inchiesta, partita nel 2014, vede imputato Di Pangrazio in relazione al presunto uso illecito dell’auto blu della Provincia che la Procura dell’Aquila gli contesta.
I fatti risalgono al 2013 e gli accertamenti sono andati avanti anche nel 2014. Dopo le indagini, gli investigatori misero i sigilli a tre auto di proprietà della Provincia. Vennero contestati a Di Pangrazio cinque viaggi nei quali avrebbe indebitamente utilizzato l’auto dell’Ente. Il sindaco ha sempre respinto le accuse affermando di aver agito nel rispetto del regolamento, consegnando delle prove documentali a giustificazione dei viaggi contestati. Di Pangrazio, rieletto sindaco ad Avezzano lo scorso autunno, è accusato in quanto dirigente della Provincia. «Difendo una persona per bene che ha sempre avuto a cuore gli interessi della collettività», ha dichiarato al termine dell’udienza il difensore di Di Pangrazio, l’avvocato Antonio Milo, «abbiamo dimostrato, io e il collega, con prove testimoniali e documentali, la totale innocenza di Gianni Di Pangrazio. I cinque viaggi che gli vengono contestati ebbero sempre una ragione istituzionale e non per finalità privatistiche, nel pieno rispetto del regolamento comunale adottato nel 1998 e approvato senza rilievi dal Coreco, Comitato regionale di controllo, preposto alla verifica della legittimità degli atti del Comune. Ricordo che proprio in virtù delle disposizioni regolamentari venne assolto dal tribunale di Avezzano il compianto professor Mario Spallone, allora sindaco, da me difeso, per fatti certamente più gravi rispetto a quelli contestati a Di Pangrazio. Siamo certi che il tribunale dell’Aquila saprà recepire le nostre argomentazione in fatto e in diritto, sancendo la definitiva estraneità dell’imputato ai fatti contestati».
Per tre dirigenti accusati di peculato si parla di auto di servizio e non di rappresentanza, come per il sindaco. I difensori di Zazzara e Contestabile, Roberto Verdecchia e Alessandro Benedetti, con le loro arringhe hanno tentato di smontare il castello accusatorio. Verdecchia ha sostenuto che «il giudice naturale per il processo è quello di Avezzano e non quello dell’Aquila visto che i reati contestati sarebbero avvenuti tutti nella Marsica». È stato chiesto quindi di «riportare il processo ad Avezzano e chiesta l’assoluzione».
L’eccezione di incompetenza territoriale era stata già sollevata con il primo giudice, poi ricusato.
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