Autonoma sistemazione Il Comune scova i furbetti

Dopo anni di caos un team di dipendenti comunali ha aggiornato le banche dati C’è chi deve restituire 16.000 euro. Si spera di dare lo stop a una diffusa illegalità
L’AQUILA. Alessandro Fallocco, Claudia Graziani, Emili Vignola. Sono i nomi dei tre eroici dipendenti comunali che, coordinati dal dirigente del servizio assistenza alla popolazione, Dania Andreina Aniceti, sono riusciti in pochi mesi a mettere ordine nelle banche dati relative alla gestione di piano Case-map e al contributo di autonoma sistemazione. Un lavoro attuato grazie a un progetto obiettivo (vero, non di quelli finti che servono solo a gonfiare le buste paga dei burocrati) che si è concluso con una relazione consegnata nelle mani dell’assessore di riferimento, Fabio Pelini. Che cosa ne viene fuori? Che gli aquilani sono un popolo di “discreti” furbacchioni che ci provano a lucrare sui fondi pubblici soprattutto se chi deve controllare si gira dall’altra parte o si perde nella montagna di carte che le vicende del post-sisma hanno creato (vedansi pure le spese dell’emergenza mai ufficialnete rendicontate). Su che cosa hanno lavorato i nostri valorosi dipendenti per mettere una pezza a 5 anni di navigazione a vista? Innanzitutto sulla gestione di piano Case e map. Si è scoperto ad esempio che quando il Comune ha inviato i maxi-bollettoni relativi agli arretrati dei consumi condominiali, una significativa percentuale dei “plichi” tornava indietro perché gli indirizzi erano sbagliati. Infatti, nei modelli utilizzati dagli inquilini al momento di lasciare l’alloggio non veniva richiesta l’indicazione del nuovo recapito. Per cui una volta abbandonato il Case o il map gli inquilini per il Comune diventavano “latitanti” (ci siete ma non sappiamo dove siete). Dopo aver esaminato migliaia di pratiche e rimesso a posto le cose, la percentuale dei fallimenti (così viene definita la mancata consegna dei bollettini) è diminuita in maniera molto significativa. Insomma se tanti furbetti dei quartierini Case-map, pur avendone le possibilità , hanno scientificamente scelto di non pagare è anche perché hanno avuto nella caotica gestione comunale un prezioso alleato. La relazione però sfata una “vulgata” di cui si è parlato molto nelle ultime settimane. È vero che tanti alloggi (83) erano intestati a persone defunte, ma questo perché al momento della morte dell’originario “titolare” dell’appartamento la banca dati registrava la data del decesso «senza procedere alla reintestazione del contratto a un altro componente del nucleo familiare». Immaginate quanti “casini” e quanti “equivoci” quella procedura ha provocato. E c’è chi sull’equivoco ha giocato sporco magari vantandosene la mattina al bar. C’è poi la questione relativa al contributo di autonoma sistemazione. Qui la storia è persino più delicata perché sono stati elargiti fondi pubblici a cittadini che non ne avevano diritto. L’accertamento ha portato a scoprire 3.334 pratiche «recanti conguagli negativi». È scritto nella relazione: «Nella maggior parte dei casi l'accertamento della decadenza del diritto a beneficiare di tale contributo era scaturito esclusivamente dalle verifiche effettuate dai competenti uffici comunali, sulla base dei controlli incrociati sui dati relativi a esiti di agibilità delle abitazioni, variazioni anagrafiche, cambiamenti di residenza e ogni altra tipologia di informazione rilevante a tal fine. Dato il numero dei cittadini coinvolti, nonché la complessità e capillarità dei controlli da effettuare, l'avvenuta perdita dei requisiti a beneficiare del contributo era stata spesso accertata solo a posteriori, con la conseguenza che gli stessi avevano nel frattempo continuato a percepire somme a titolo di contributo di autonoma sistemazione cui non avrebbero avuto diritto». Tradotto: il Cas non mi è più dovuto ma io me ne sto zitto zitto e continuo a incassare. C’è gente che dovrebbe restituire oltre 16.000 euro. Alla fine viene fuori che il Comune, in totale, punta a riavere – al netto di coloro che hanno restituito subito il maltolto senza fare troppe storie – quasi tre milioni e mezzo di euro. C’è chi ha avuto la faccia tosta di appellarsi persino alla “prescrizione breve”; in sostanza: sono passati più di 5 anni, chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. Bella filosofia se non fosse che parliamo dei soldi di tutti gli italiani e di una tragedia troppo velocemente dimenticata. Soprattutto dagli aquilani.
1/ continua
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