Aveva un fucile in casa, patteggia 8 mesi

2 Ottobre 2020

Raiano, il 23enne è finito nei guai dopo la denuncia per minacce presentata dalla sua ex convivente

RAIANO. Gli hanno trovato in casa un vecchio fucile da caccia insieme ad alcuni proiettili, arma perfettamente funzionante, ma con la matricola abrasa. Fucile che Daut Gieci, 23enne di origine albanese da tempo residente a Raiano, deteneva illegalmente. Così quando sono arrivati i carabinieri con in mano il decreto di perquisizione, l’uomo non ha saputo dare spiegazioni convincenti sulla provenienza del fucile e delle munizioni. Inevitabile l’arresto. Per il possesso di arma clandestina e su disposizione della procura, il giovane albanese è stato posto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida che è stata già celebrata davanti al giudice per le indagini preliminari. L’arresto avvenuto in flagranza di reato, è stato eseguito dai carabinieri della locale stazione al termine della perquisizione fatta su disposizione del Procuratore di Sulmona Giuseppe Bellelli.
A far scattare i controlli era stata la denuncia per minacce fatta dalla sua ex convivente che si era recata in caserma a Raiano per segnalare il comportamento violento del suo ex raccontando anche di aver paura che l’uomo potesse arrivare anche ad ucciderla in quanto era armato di un fucile che custodiva sempre in casa. E proprio per evitare che il giovane albanese, magari in un momento di rabbia, potesse arrivare ad usare l’arma in maniera sconsiderata nei confronti della sua ex, i carabinieri di Raiano sena perdere tempo hanno eseguito i controlli per accertare la veridicità del racconto della donna. Il procuratore Bellelli ha quindi firmato il decreto di perquisizione permettendo ai carabinieri di procedere alle verifiche che sono scattate nella serata di mercoledì quando i militari hanno bussato all’abitazione dell’albanese. Alla loro vista il giovane ha mostrato dapprima nervosismo consegnando poi, in maniera spontanea nelle mani dei militari, l’arma che deteneva in casa. Ieri, al termine dell’udienza di convalida si è tenuto il processo con rito direttissimo e su richiesta del difensore dell’albanese, Carla Traficante, il giudice Marco Billi ha accettato di definire la vicenda attraverso il patteggiamento della pena, con l’assenso anche del pm. E dopo il calcolo effettuato da difesa e accusa, il giudice ha stabilito per l’arrestato 8 mesi di reclusione e mille euro di multa, con sospensione della pena in quanto incensurato. Al termine dell’udienza l’albanese è tornato in libertà. (c.l.)
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