Avezzano. Minacciato di morte il giudice che ha scarcerato l’egiziano

L’Associazione nazionale magistrati d’Abruzzo condanna la gogna social contro il gip di Avezzano.
«Inesatte ricostruzioni mediatiche, decisione presa anche per le dichiarazioni rese dalla minore»
AVEZZANO
Minacce di morte e offese gravissime. Il bersaglio è il gip Mario Cervellino, impegnato nel caso della presunta violenza sessuale ai danni di una 16enne marsicana. I fatti, gravissimi, sono stati denunciati attraverso nota ufficiale dalla Giunta esecutiva sezionale dell’associazione nazionale magistrati d’Abruzzo. Dietro la gogna social, a detta dell’organismo, «la pubblicazione, da parte di alcuni organi di stampa, di articoli che hanno fornito una versione della vicenda giudiziaria non aderente alla realtà», spiegano dalla Giunta. «In particolare, sono state veicolate inesatte ricostruzioni in relazione a quanto accaduto nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, tenutasi il giorno 8 giugno 2026 e alle motivazioni poste alla base della decisione di non disporre l’applicazione di misure cautelari, determinata, tra le altre cose, dalle dichiarazioni, rese in un momento successivo rispetto all’arresto, dalla persona offesa del reato, che ha riferito di essere stata consenziente al momento del rapporto avuto con l’indagato».
La vicenda giudiziaria che ha originato le tensioni risale allo scorso 4 giugno, data in cui un cittadino di nazionalità egiziana è stato tratto in arresto con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una minore di 16 anni. Nel corso dell’udienza di convalida dello scorso lunedì, il giudice ha disposto la scarcerazione dell'indagato. Decisione determinata dagli elementi oggettivi emersi dagli atti e, in particolare, dalle dichiarazioni rese dalla 16enne il giorno successivo all’arresto. La giovane ha infatti riferito agli inquirenti di essere stata consenziente al momento del rapporto avuto con il ventunenne. Ma non solo. Stando a quanto specificato nell’ordinanza del giudice, dall’esame del video girato dai residenti di via Kolbe, emergono elementi che ridimensionano quanto riferito dai testimoni. Non si vedono costrizioni o forzature, nessun accenno di strattonamento alla vittima.
Il sindacato dei magistrati ha evidenziato come la diffusione di versioni distorte dell’udienza e delle motivazioni del provvedimento abbia indotto in errore i lettori, scatenando un’ondata di violenza verbale ingiustificata. Pur ribadendo il valore di rango costituzionale del diritto di cronaca e di critica, la nota stigmatizza con forza ogni tentativo di delegittimazione della magistratura, ricordando che i giudici operano applicando le leggi vigenti nell’esclusivo interesse della collettività. Questo episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza dei magistrati nel distretto abruzzese, richiamando un precedente analogo avvenuto nei mesi scorsi in seno al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, al centro di gravi intimidazioni rivolte alla presidente Cecilia Angrisano per le decisioni prese nell’ambito del caso della famiglia nel bosco, costringendo le autorità a misure di tutela per l’incolumità della giudice.

