27 luglio

Oggi, ma nel 1971, ad Arnate di Gallarate, in provincia di Varese, sotto il muro di cinta del cimitero, Probo Gigli, ferrarese di 23 anni, carabiniere di leva in servizio all’aeroporto di Linate, assassinava, con cinque colpi di pistola d’ordinanza calibro 9, Antonietta Cilli, detta “Lilli”, prostituta, di 26, originaria di Chieti, che lo ricattava. L’omicidio veniva scoperto grazie alla telefonata anonima giunta al comando dei carabinieri di Gallarate qualche minuto dopo la mezzanotte. La malcapitata lasciava la figlia Raffaella. Il fatto di sangue destava enorme clamore mediatico soprattutto per la divisa indossata dal killer. Il militare verrà arrestato otto mesi dopo.
Grazie all’impegno del magistrato Filippo Faraldo, giudice istruttore del tribunale di Busto Arsizio, coadiuvato dal tenente Enzo Papa e dal maresciallo Lorenzo Trotta della tenenza gallaratese della Benemerita. Il reo confesserà il delitto. La “mondana” (nella foto, particolare, nell’articolo del quotidiano milanese “Corriere della Sera”, del 16 marzo 1972, nel pezzo firmato da Giorgio Zicari, che il 5 giugno '74 ammetterà d'essere il primo giornalista spia del Belpaese a partire dal secondo dopoguerra), trapiantata dall’Abruzzo a Pieve Fissiraga, nel lodigiano, col marito muratore Sante, che poi aveva abbandonato per cercare migliori opportunità, voleva essere avvisata in anticipo sulle retate messe a segno nel circondario dagli esponenti dell’Arma.
Altrimenti avrebbe rivelato al vertice del distaccamento dal quale dipendeva Gigli, che tra l'altro aveva funzione di autista del comandante, che si fosse inizialmente spacciato per tenente dell’Aeronautica di stanza allo scalo di Malpensa per avere buone entrature. Era stato presentato con tale grado e referenza da un conoscente che era dipendente della Sea, la società dei servizi a terra della base aeroportuale di Ferno. Ma soprattutto la vittima pretendeva che il carabiniere si attivasse per farle revocare il provvedimento di diffida che le impediva di mettere piede nel territorio bustocco. Gigli, il 17 luglio 1974, verrà condannato, in primo grado, a 14 anni di reclusione. E poi, il 10 marzo 1975, in appello, la pena verrà ridotta a 9 anni e 4 mesi di cella. Tutta la vicenda verrà rievocata anche a pagina 342 del volume di Alessandro Riva e Lorenzo Viganò, intitolato “365 delitti. Uno al giorno”, che sarà pubblicato dalla casa editrice meneghina Baldini & Castoldi, nel 1998.

