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Carrozzieri: «La Serie A, la Juventus e il Milan. Poi la coca fu il mio grande errore»

26 Luglio 2026

L’ex difensore a 360°: «Sono partito da Bellante, poi la Samp grazie a Paratici. Al debutto contro l’Inter spaccai il sopracciglio a Cruz. La squalifica per doping? Mandai all’aria i rossoneri e la Nazionale»

TERAMO. Il suo stile era inconfondibile. Difensore vecchio stampo, arcigno, forte fisicamente. Dalla C1 alla Serie A. Una grande scalata, quella di Moris Carrozzieri, ex giocatore di Bellante cresciuto nel Giulianova, nel River Chieti e poi esploso nel Teramo di Malavolta. La sua storia è fatta di alti e bassi. Di sogni infranti, come la firma con il Milan e la convocazione in Nazionale saltate per la squalifica per doping e il contratto con la Juventus firmato con Luciano Moggi e poi strappato per lo scandalo di Calciopoli. Ma anche di sogni realizzati. L’esordio a San Siro contro l’Inter, la sua squadra del cuore, e oltre 100 presenze in serie A con Sampdoria, Atalanta, Palermo e Lecce.

Moris, come è iniziato tutto?

«Sono cresciuto a Giulianova, poi nel 1993 andai a fare un campus con l’Atalanta. Mi presero e mi girarono al River Chieti, che era una società gemellata con loro. Qui successe un fatto che poteva stroncarmi la carriera. Avevo 15 anni e mi feci male al campo Celdit in un partita contro la Pro Vasto. Mi spaccai la gamba. Rimasi otto mesi fermo e rischiai di non camminare più. Devo ringraziare mio padre che mi mandò a fare riabilitazione a pagamento in una clinica privata. Spese 20 milioni di lire».

Poi?

«Tornai al River e andai a fare un provino con il Castel di Sangro quando era in B. Io non ci volevo andare e feci di tutto per non farmi prendere. Eppure mi presero. Feci 8 gol con la Primavera e mi prese il Bari. Appena arrivai, il giovedì mi ritrovai a marcare Masinga. A Bari divenni campione d’Italia con la Primavera. Da lì è iniziato tutto».

Dalla C con il Teramo alla A con la Sampdoria: merito di chi?

«Mi scoprì Fabio Paratici. Vide 34 partite su 38 di campionato. Nelle sue relazioni avevo una media del 7,45. Venne anche Marotta a vedermi due volte e mi presero. Alla Samp davanti a me avevo Mirko Conte, Giulio Falcone, Domizzi e Grandoni. Le prime giornate Novellino mi mandò a giocare con la Primavera. Poi andammo a San Siro a giocare con l’Inter. La mattina vado a fare colazione e incontro il mister in ascensore che mi dice: “Hai le palle per giocare a San Siro? Oggi giochi titolare”. Mi fumai un pacco di sigarette per scaricare la tensione. Chiamai mio padre per dargli la notizia e lui non capì più niente: prese l’aereo da Pescara e all’aeroporto si perse il portafoglio».

Ne valse la pena però esserci, no?

«Fui il migliore in campo Sky. Devo ringraziare Falcone. Io dovevo marcare Cruz e Giulio ci aveva giocato insieme a Bologna. Mi disse: “Moris, alla prima palla che gli arriva gli devi tirare una gomitata”. Feci come voleva. L’arbitro era Collina e mi disse: “Moris, so che sei alla prima in A e sei emozionato, ma questo era da cartellino arancione”. Non feci più un fallo. Cruz aveva 4-5 punti sul sopracciglio e continuò a giocare a 40 metri da me».

Lei è stato due volte vicino al Milan, poi cosa è successo?

«La prima volta andai con i rossoneri in tournée in Cina. Era l’anno dopo la finale di Istanbul. Andai a firmare e sarei dovuto andare a Milano a fine campionato. Alla Samp però litigai con Novellino, che non mi fece più giocare, e quindi il Milan rinunciò. La seconda volta, dopo Palermo. Stavolta mi giocai la possibilità di andare al Milan per un errore mio. Mi trovarono positivo alla cocaina e arrivò la squalifica».

Si è mai pentito?

«Certo, fu una cazzata di cui mi assumo le responsabilità. Per questo errore ho pagato a caro prezzo: in poche ore ho perso un contratto di 5 anni con il Milan e la convocazione in Nazionale».

Nel 2006 era tutto fatto con la Juventus, poi?

«Firmai il 12 aprile a casa di Moggi. Andai con mio padre, tifoso interista e anti Moggi. Mandava i messaggi al processo di Biscardi per criticarlo. Quel giorno mio padre fece finta di apprezzare Moggi. Doveva farlo perché firmai cinque anni di contratto, poi scoppiò Calciopoli e saltò tutto».

Lei ha avuto grandi presidenti: chi mette nei primi tre?

«Malavolta è stata la mia fortuna. Quando arrivai a Teramo, a gennaio volevo tornare a Bari. Lui mi convinse a restare, dicendomi che a fine campionato mi avrebbe mandato in Serie A. Fu di parola. Poi Zamparini, che mi rimase vicino dopo la squalifica. E Garrone a Genova. Aveva la Erg e ci dava buoni benzina come premi partita. In due anni alla Samp non ho mai messo benzina».

Chi sono i suoi amici nel mondo del calcio?

«Flachi, che ha avuto gli stessi problemi miei, Miccoli, Vieri e Bettarini».

Il giocatore più forte che ha marcato?

«A livello fisico Ibrahimovic. Ma io ho visto fenomeni come Ronaldo, Ronaldinho, Kakà».

Tra gli allenatori avuti, a chi è più legato?

«Colantuono, Delneri, lo stesso Novellino. E poi Di Francesco. Eusebio l’ho avuto a Lecce e siamo molto amici. Quante partite a tressette ogni estate! Sono contentissimo perché si è riscattato dopo due retrocessioni immeritate a Venezia e Frosinone. Si è tolto finalmente l’etichetta di allenatore sfortunato. Per me è un grande tecnico e merita una grande piazza».

Un altro suo amico è Simone Inzaghi: lo ha sentito di recente?

«Ci sentiamo due volte a settimana. Era tra i profili per la Nazionale, ma ha un contratto importante in Arabia e vuole fare un altro anno lì, dove ha meno pressioni rispetto alle stagioni stressanti vissute con l’Inter».

Lei chi prenderebbe per la panchina della Nazionale?

«Io terrei Silvio Baldini, ma so che è una scelta forte che non faranno».

Che progetti ha per il futuro?

«A settembre inizio il corso da allenatore, vorrei intraprendere questa avventura. Oggi vedo ragazzi di 11-12 anni che non hanno coordinazione. Servono allenatori qualificati Figc e non elettricisti o vigili urbani che si mettono ad allenare a tempo perso. Poi non ci lamentiamo se non ci sono più talenti».

Lei è sempre al centro del gossip. Era vero il flirt con la showgirl Antonella Mosetti?

«C’è stato qualcosa. Ora ho iniziato una nuova frequentazione con Serena, una ragazza di Salerno che vive a Milano ma non ha nulla a che fare con il mondo dello spettacolo. Lavora in uno studio di avvocati e commercialisti».

Il suo amore più grande qual è?

«Mia figlia Nina».

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