Avezzano, sballottato in 4 ospedali: chiede i danni alla Asl

16 Giugno 2016

Ad Avezzano niente letti, a Sulmona Tac rotta, soste in ambulanza: passa un giorno prima dell’operazione

AVEZZANO. Prima la lunga attesa al pronto soccorso dell’ospedale. Poi la decisione di trasferire il paziente perché non ci sono posti letto. Quindi una sosta in ambulanza nella struttura sanitaria di Pescina. Dopodichè l’arrivo a Sulmona dove la Tac non funziona. Si passa a Popoli per l’esame. Infine il ritorno al Santissima Annunziata di Sulmona per un intervento chirurgico. Cinque visite in quattro ospedali e quasi 100 chilometri di disavventure per un 30enne di Avezzano. Che adesso chiede 100mila euro di risarcimento danni alla Asl provinciale.

La fantozziana storia di C.L. viene raccontata dal suo legale, l’avvocato Berardino Terra. «Il 16 gennaio 2015, a causa di forti dolori addominali, il mio assistito veniva accompagnato dal suo medico curante», evidenzia l’avvocato Terra, «tuttavia, non avendo ricevuto giovamento dalla terapia farmacologica prescritta, di lì a poco il giovane paziente veniva accompagnato all’ospedale di Avezzano. Qui, dopo una lunga attesa, gli veniva comunicato che non vi erano posti letto e che dunque lo avrebbero trasportato all’ospedale di Sulmona, sostando attraverso il presidio territoriale di Pescina per prelevare un altro paziente. Giunto a Pescina, veniva perso altro tempo prezioso dai sanitari giacchè vi era disaccordo tra loro nel trasportare con l’ambulanza due pazienti. Arrivati a Sulmona, il paziente e i suoi familiari venivano resi edotti del fatto che l’esame Tac non poteva essere effettuato perché il macchinario non era funzionante e dunque il paziente veniva di nuovo caricato a bordo dell’ambulanza e trasportato all’ospedale di Popoli».

«In questa struttura veniva finalmente effettuato il suddetto esame strumentale», prosegue il legale del 30enne, «che diagnosticava un’appendicopatia evoluta in peritonite, motivo per cui veniva riportato nuovamente a Sulmona, dove veniva sottoposto finalmente a intervento chirurgico in data 17 gennaio 2015. Tuttavia, a causa sia del grave ritardo nell’esecuzione di tale intervento chirurgico per l’inefficienza delle strutture sanitarie coinvolte che si sono succedute in questa triste e kafkiana vicenda e sia per l’imperizia di tutti i sanitari che si sono avvicendati, per non aver saputo gli stessi formulare una corretta e tempestiva diagnosi e dunque per non aver effettuato un intervento chirurgico nei tempi e nei modi previsti, il giovane paziente ha subìto la perforazione dell’appendice e l’evoluzione in una peritonite diffusa di un quadro clinico assai più banale e quindi con gravi danni permanenti».

Così l’avvocato Terra ha intrapreso una causa civile al tribunale di Avezzano chiedendo il risarcimento.

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