Avvocati aquilani fanno corona nell’ultimo viaggio di Marinucci

L’AQUILA. Alle 15 in punto, il carro funebre con le spoglie dell’avvocato aquilano Bernardino Marinucci è arrivato alla basilica di San Bernardino. Puntualissimo. Ad accoglierlo sul sagrato della...
L’AQUILA. Alle 15 in punto, il carro funebre con le spoglie dell’avvocato aquilano Bernardino Marinucci è arrivato alla basilica di San Bernardino. Puntualissimo. Ad accoglierlo sul sagrato della basilica appena restituita agli aquilani, tanti avvocati, politici e gente comune, i volti di quella città che l’avvocato tanto amava e che, dopo il terremoto, gli aveva provocato tanta sofferenza.
«Quando si doveva andare a un processo, ci dava appuntamento ore prima», racconta tra le lacrime un avvocato che aveva lavorato con Marinucci per più di 10 anni. «E se facevo ritardo mi scusavo dando la colpa al traffico e lui rideva, perché sapeva che abitavo a 20 metri di distanza». Chi lo conosceva bene racconta di quanto Marinucci avesse sofferto per il terremoto, costretto a trasferirsi a Teramo. «La mia Aquila è morta», ripeteva spesso. Ad accompagnarlo in chiesa la moglie Ernestina, il figlio Enrico e la sorella Elena. Intorno a loro tantissimi volti noti della città, da Romeo Ricciuti a Carlo Peretti, presidente dell’Ordine degli Avvocati, fino all’assessore comunale Maurizio Capri. Bernardino porta un cognome conosciutissimo. Suo padre, Gustavo, fu per decenni un punto di riferimento per gli avvocati del Foro aquilano, la sorella Elena è stata sottosegretaria ed europarlamentare. (r.p.)
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