Avvocato, la professione è in crisi Solo 148 all’esame di abilitazione

Mai così pochi candidati abruzzesi, l’anno scorso furono 240. E crescono le cancellazioni dagli albi I presidenti degli Ordini: «Tra le cause le difficoltà economiche e la riapertura dei concorsi pubblici»
L’AQUILA. C’è chi, scavando nella propria memoria, ricorda tornate con un migliaio di candidati abruzzesi all’esame di abilitazione da avvocato, chi addirittura punte di millecinquecento. Quest’anno, invece, sono solo 148. Dodici mesi fa ne furono 240. Più che un calo, siamo davanti a una crisi profonda. E nei consigli provinciali dell’Ordine, in questi giorni di conteggi di inizio anno, non si parla d’altro: le cancellazioni dagli albi sono più delle nuove iscrizioni. Le ragioni? Diverse. Le conseguenze? Preoccupanti. A dirlo, senza mezzi termini, sono gli stessi presidenti degli Ordini degli avvocati dell’Aquilano.
Su tutti Luisa Leopardi, che guida i legali aquilani e che sabato sarà chiamata a mostrare numeri impietosi alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario all’Aquila. «Che ci sia una crisi è innegabile», dice mentre prepara la sua relazione. «Il problema è nazionale, gli iscritti all’esame sono calati di un terzo: è un dato rilevante», aggiunge. «Questa professione non è più vista con l’attenzione di prima da parte dei giovani. Una delle cause può essere legata al fatto che si è ampliata la scelta di facoltà universitarie: meno giovani scelgono Giurisprudenza e in generale facoltà umanistiche, prediligendo magari quelle tecniche. E poi influisce il momento congiunturale, la crisi economica che sta mettendo sotto scacco il mondo dei servizi giuridici: le persone hanno meno soldi, il costo dei processi aumenta, quindi meno persone si affidano all’avvocato. E per i giovani ci sono pochi sostegni». Legata al calo delle iscrizioni c’è la crescita delle cancellazioni. Per tutti i fori, il saldo tra uscite e ingressi negli Ordini è negativo. I dati saranno comunque diffusi sabato. «Anche i pensionati si stanno cancellando dagli albi: prima non accadeva. Il calo degli iscritti preoccupa in prospettiva per la sostenibilità sia degli Ordini che della Cassa Forense, il sistema previdenziale degli avvocati».
Torniamo ai giovani. Lo dice Leopardi, lo sottolinea con forza il presidente dell’Ordine di Sulmona, Luca Tirabassi: «Il problema è l’incertezza economica della professione. I giovani vedono allontanarsi sempre più il momento in cui potranno avere un reddito sostenibile, mentre non tutte le famiglie possono sostenere la fase di avvio». Ancora Tirabassi, che non parla di crisi, ma di «grandi difficoltà»: «Ci sono altre concause. Magari semplicemente il calo è fisiologico dopo numeri eccessivi del passato. Ci sono poi le riforme, come la Cartabia che sta ottenendo un alleggerimento del carico giudiziario. Ma ci sono soprattutto le conseguenze economiche della pandemia e delle guerre: speriamo che l’onda lunga finisca presto, perché sarebbe preoccupante se i cittadini smettessero di difendersi. Nei tribunali a rischio come Sulmona, poi, c’è anche l’incertezza sul futuro del foro».
Un’altra concausa del calo di iscrizioni la mette sotto i riflettori Roberto Di Pietro, presidente dell’Ordine degli avvocati di Avezzano: «Non siamo davanti a una crisi della professione, bensì siamo davanti agli effetti della riapertura dei concorsi nel pubblico impiego, dopo lunghi anni di blocco delle assunzioni. Prima, per chi si laureava in Giurisprudenza non c’erano grandi alternative al diventare avvocato, mentre ora ci sono tante e diverse possibilità. Oggi, quindi, chi imbocca la professione è più motivato. Certo, restano le difficoltà economiche, perché mediamente la sostenibilità economica arriva intorno al compimento dei 35 anni. Ma gli ultimi dati nazionali dicono che c’è una ripresa del reddito degli avvocati».
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