Baby gang in azione anche al Piano Case

Altre bande ai raggi X dopo gli arresti per le vessazioni in centro storico e davanti ad alcuni istituti scolastici
L’AQUILA. Chi aveva gridato allo scandalo per la presenza della famigerata baby gang nella fiction sull’Aquila del regista Marco Risi ora forse comincerà a ricredersi. L’azione della Procura della Repubblica per infrenare gli atti di bullismo, con aggressioni e alcuni episodi di rapine (tra le vittime una era affetta da «leggero autismo», come emerge dagli atti dell’inchiesta) ha sollevato il tappeto sotto al quale si era voluto celare un fenomeno degenerativo diffuso in tutte le città. E L’Aquila non fa certo eccezione.
Lo si apprende dai particolari dell’indagine della Procura della Repubblica che ha portato l’ufficio del giudice per le indagini preliminari a firmare quattro ordinanze di custodia cautelare che hanno portato all’arresto di Luca Caldarelli di 20 anni, residente a Udine, domiciliato all’Aquila, e Xhuljo Hatija di 19 anni, detto Giulio, albanese residente a Paganica. Agli arresti domiciliari anche Carmine Maisto, di 23 anni, residente a Paganica, ed Ergis Cobaj, di 19 anni.
Tra gli episodi contestati, alcune aggressioni avvenute anche in danno di persone minorenni, oppure dalla minorata difesa come il giovane con la «lieve patologia autistica». Tra gli episodi finiti nel mirino degli investigatori spuntano quelli avvenuti sia in centro storico sia davanti ad alcuni istituti scolastici. Ma anche l’area del Progetto Case di Bazzano è stata oggetto di altri accertamenti tesi a individuare i responsabili di alcuni episodi di bullismo e vandalismo che si sono ripetuti a distanza di tempo, e che hanno portato ad aprire un ulteriore fascicolo. I nuovi quartieri del Progetto Case, dunque, si confermano luoghi dalle infinite problematiche, dove l’abbandono e il degrado stanno prendendo sempre più piede.
Ieri, intanto, a palazzo di giustizia, hanno preso il via i primi interrogatori delle persone sottoposte alla restrizione della libertà.
In particolare, Maisto, assistito dall’avvocato Gian Luca Totani, ha risposto alle domande del magistrato in relazione all’episodio che gli è stato contestato, avvenuto nel mese di febbraio in prossimità di un locale del centro storico. In sostanza, avrebbe assistito a una discussione tra due persone e poi ha affermato di essere intervenuto «per mettere pace». Tuttavia, secondo l’arrestato, sarebbe stato fatto oggetto a sua volta di insulti e minacce. Da qui la reazione e il parapiglia. I legali, intanto, valutano se ricorrere al tribunale del Riesame per far tornare in libertà i loro assistiti.(cr.aq)
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