Badante uccisa, spunta super testimone

Ha raccontato di avere visto il muratore entrare nella casa. Le motivazioni dell’arresto: «Indole violenta e pericolo di fuga»
CARSOLI. Il muratore arrestato nega di essere entrato nell’abitazione di Colli di Monte Bove dove la badante Iuliana Catalin Bucataru è stata ferita mortalmente. Ma c’è il testimone R.T., come emerge dagli atti dell’inchiesta, che agli investigatori ha raccontato l’esatto contrario, ovvero che domenica 5 novembre 2017 la Bucataru e il muratore Andrei Feru si trovavano insieme e che insieme sono entrati nella casa dell’invalido di cui la donna aveva cura.
Feru, da sabato scorso, si trova nel carcere San Nicola di Avezzano per omicidio volontario.
Secondo l’accusa, ha ucciso la sua amante 38enne dopo averla aggredita, sbattendole violentemente la testa contro lo spigolo in metallo alla base di una scalinata e contro un muro. Il gip Anna Carla Mastelli, nelle motivazioni che hanno portato all’ordine di custodia in carcere, sottolinea la «personalità violenta» del 52enne romeno, desumibile «non solo dalle modalità dell’azione criminale per cui si procede», ma anche «dai comportamenti commessi ai danni della coniuge e dei suoi figli nel 2013, sintomatici di una disinvoltura dell’indagato all’uso di violenza efferata per futili motivi». Inoltre, il provvedimento è stato motivato dal pericolo di fuga dell’indagato: «Dalle intercettazioni captate fino al primo gennaio 2018 emergono concreti elementi per ritenere che l’indagato possa sottrarsi alle conseguenze del delitto». Feru è stato ascoltato dai carabinieri di Carsoli, agli ordini del maresciallo maggiore Massimo Umberto Cicone, in diverse circostanze e in una di queste ha ribadito di non essere entrato nell’abitazione di Colli di Monte Bove. Ieri l’indagato è comparso davanti al gip Mastelli per l’interrogatorio di garanzia. Ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Il mio assistito aveva già fornito agli inquirenti la sua versione dei fatti, dichiarandosi estraneo all’accaduto», sottolinea l’avvocato Paolo Frani, «sapeva da mesi di essere indagato e si è sempre mostrato molto collaborativo. Per tali ragioni non si aspettava l’arresto. Il prossimo passo sarà quello di impugnare l’ordinanza davanti al Tribunale del riesame dell’Aquila».
L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato. A incastrare il muratore, oltre a R.T. e ad altri testimoni, anche le tracce di sangue della donna trovate nella sua auto e su una maglietta.
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