Badia: «Così mi salvai dall’eccidio»

24 Settembre 2017

L’ultimo dei sopravvissuti alla strage dei Nove Martiri in prima fila alla commemorazione. Assente il sindaco Biondi

L’AQUILA. «Statte a casa, quatrà». Quattro parole. Le ripete Mario Badia, l’ultimo dei sopravvissuti, il più giovane del manipolo di ragazzi aquilani che in quel settembre del 1943 si avviarono verso la montagna di Collebrincioni. «Avevo 13 anni e 11 mesi», racconta. «Statte a casa me lo disse Giorgio Scimia, e all’epoca mi arrabbiai, ma quelle parole mi hanno salvato la vita». Scimia è uno dei Nove martiri aquilani che ieri la città ha commemorato a 74 anni dall’eccidio. Giovanissimi, 22 anni il più grande, 16 il più piccolo, caddero nelle mani dei nazifascisti durante il rastrellamento mentre cercavano di raggiungere le bande partigiane del Teramano. Fucilati subito dopo, la città scoprì la loro terribile sorte solo nel giugno 1944.
Le manifestazioni sono iniziate alla caserma Pasquali, dove i nove furono fucilati, proseguite al cippo a San Giuliano, all’imbocco del sentiero del percorso memoria natura, che un gruppo di giovani ha poi ripercorso insieme a Cai e Ana, verso Fonte Vecchia di Collebrincioni, per un incontro con la Pro loco. All’Iis “Amedeo di Savoia” autorità e studenti avevano appena commemorato le vittime. «Studiate», ha detto il vicesindaco Guido Quintino Liris ai ragazzi. «Solo studiando la storia, in ogni dettaglio, potrete impedire che queste cose si ripetano». Nel pomeriggio a piazza Nove Martiri, mentre i ragazzi del Liceo Artistico esponevano la graphic novel sulle vicende del ’43, le commemorazioni sono state chiuse da rievocazione curata da Anpi, Iasric e altre istituzioni. Fulvio Angelini (Anpi) ha ricordato che «c’è qualcuno che vorrebbe mettere sullo stesso piano le vittime e chi era nel plotone d’esecuzione». Assente il sindaco Pierluigi Biondi, a Roma per la manifestazione di Fratelli d’Italia “Atreju”.
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