Balsorano, corruzione e appalti truccati: arrestato il dirigente dell'ufficio tecnico

Oltre al dirigente, che è anche sindaco del comune di Campoli Appennino, eseguite cinque misure restrittive ai danni di amministratori e professionisti e indagate nove persone, tra cui il sindaco della cittadina marsicana Mauro Tordone. Nel mirino l'assegnazione di alcuni lavori pubblici per la costruzione della nuova scuola, per la riqualificazione urbana e per la manutenzione del cimitero
BALSORANO. Un arresto, cinque misure interdittive e nove persone indagate per i reati di “corruzione” e “turbata attività degli incanti”. In manette è finito il dirigente dell'ufficio tecnico, Pietro Mazzone, 58 anni, sindaco di Campoli Appennino, Comune del Frusinate. L'uomo è agli arresti domiciliari in attesa di essere interrogato dal magistrato. Gli agenti della Polizia di Stato hanno inoltre eseguito tre divieti di dimora dal Comune di Balsorano. Per gli stessi fatti sono state inoltre denunciate nove persone: Mauro Tordone, sindaco Balsorano (indagato); il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Balsorano, anche sindaco di Campoli Appennino, Mazzone (arresti domiciliari); Francesco Valentini, consigliere di maggioranza e assessore attualmente in carica (indagato); Gino Capoccitti, già vicesindaco, attualmente consigliere comunale di maggioranza (divieto di dimora nel Comune di Balsorano); Rocco Tullio Servio, già assessore, (divieto di dimora nel Comune di Balsorano); Silvana Caringi, titolare della ditta omonima (indagata); Alessandro Gismondi, rappresentante della ditta “Caringi Silvana”, (divieto di dimora nel Comune di Balsorano); Alessandra Magnarini, geometra, (divieto di dimora nel Comune di Balsorano e sospensione per la durata di mesi 12 dall’esercizio della professione); Aquino Tantangelo, ingegnere, (divieto di dimora nel Comune di Balsorano e dalla sospensione per la durata di mesi 12 dall’esercizio della professione).
L’attività degli indagati, che ha interessato più fattispecie delittuose, quali l’abuso di ufficio, la turbata libertà degli incanti, la corruzione e la falsità ideologica, si è concretizzata in una serie di condotte tese a sviare l’azione amministrativa a beneficio di interessi particolari, alterando gare di appalto e procedure pubbliche, falsificando documenti e assumendo accordi corruttivi.
Sostanzialmente, quei dipendenti pubblici, per finalizzare il disegno criminoso, hanno formato atti amministrativi diretti a favorire i titolari delle imprese nell’assegnazione di appalti inerenti l’affidamento di servizi e lavori pubblici, quali: la 1) “manutenzione delle lampade votive cimiteriali; 2) gli incarichi di direzione lavori di completamento riqualificazione urbana delle aree di proprietà dell’ente comunale; 3) la costruzione di un nuovo plesso scolastico e dismissione dei preesistenti edifici delle scuole media e materna”.

