Bambina molestata, l’accusa vacilla
Il pg Mennini chiede la conferma a tre anni e mezzo per l’imputato, ma il collegio dispone nuovi approfondimenti
L’AQUILA. L’accusa fa accapponare la pelle: avrebbe toccato le parti intime di una bambina nel suo negozio a Bazzano, dove la piccola era stata lasciata qualche volta dai genitori a causa di impegni, visti i rapporti di conoscenza con il commerciante. Poi l’imputato, sempre secondo il pm, con qualche minaccia l’avrebbe indotta a tacere su quanto avvenuto altrimenti l’avrebbe picchiata. A due anni dai fatti, sempre secondo la tesi della Procura, la minorenne trovò la forza di raccontare la sua esperienza inducendo i genitori a presentare una denuncia.
Ieri, dopo la condanna in primo grado a 3 anni e mezzo di carcere per il 69enne, all’epoca dei fatti (2010) residente in un alloggio del Progetto Case, doveva concludersi il processo di appello.
E, al riguardo, il procuratore generale Pietro Mennini, senza indugi, ha chiesto la conferma della condanna di primo grado. La sua richiesta è stata condivisa anche dalla parte civile, tramite l’avvocato Maria Teresa Di Rocco, mentre le difese, rappresentate dai legali Giulio Agnelli e Patrizia D’Eramo, hanno ritenuto non provate le contestazioni e hanno invocato l’assoluzione per il 69enne. Il collegio, invece, ha ritenuto di disporre una valutazione della parte civile che in concreto, potrebbe essere un approfondimento sulle sue pesanti affermazioni. La difesa, del resto, era sempre stata molto critica sullo svolgimento del procedimento giudiziario.
«Difendersi da un’accusa come questa», ha commentato l’avvocato Agnelli, «è praticamente impossibile. Se le cose stanno così chiunque, senza aver fatto nulla, potrebbe vedersi imputato per episodi frutto di fantasia. Non è stato mai fatto un incidente probatorio e il nostro assistito non è stato sentito nelle fasi preliminari».
E, infatti, la decisione del collegio, va, per l’appunto, a integrare qualche lacuna istruttoria lamentata dalla difesa.
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