Bando Fare centro, appello per il sociale

24 Marzo 2017

Confcooperative: «Non solo commercio, ma anche persona e famiglia nel rilancio della città»

L’AQUILA. Mentre ci sono già 60 imprese interessate a rientrare in centro storico, e si attende la pubblicazione del bando, c’è chi chiede che l’iniziativa sia allargata anche ai servizi socio-educativi, culturali e per il lavoro.

Non solo attività commerciali, dunque, per rivitalizzare il centro storico, abbandonato dopo il sisma del 2009 e dove pochi “pionieri” hanno riaperto le saracinesche. Il bando Fare Centro promosso dalla Regione, che destina finanziamenti a chi sceglie di tornare nel cuore della città e nei centri storici del cratere, dovrebbe essere emanato a breve. Secondo Federsolidarietà-Confcooperative, che tutela l’associazione delle cooperative sociali, occorre agevolare anche la cosiddetta economia sociale, con servizi rivolti ai giovani e alle famiglie.

«È necessario incentivare non solo le attività di commercio al dettaglio o di servizi alle imprese», sottolinea l’associazione, «ma anche le attività rivolte alle persone e alle famiglie. Chiediamo che tra le attività per le quali è possibile richiedere un contributo nell’ambito del bando Fare Centro siano inseriti anche i servizi socio-educativi, culturali e per il lavoro. La riattivazione dell’economia locale nei centri storici passa non solo attraverso una ripresa dei consumi, ma anche attraverso l’offerta di servizi per le persone, come centri gioco, informa-giovani, servizi di doposcuola, centri di formazione professionale e di orientamento al lavoro, servizi di sostegno alla ricerca attiva del lavoro, o servizi di assistenza sociale per le famiglie e persone in stato di bisogno. L’economia sociale è un comparto produttivo di primaria importanza in termini di posti di lavoro e di impatto sociale. Ricordiamo che l’Unione Europea ha inserito l’economia sociale tra gli obiettivi strategici per favorire la ripresa economica e migliorare il benessere delle comunità. Incentivare la propensione ai consumi», conclude l'associazione, «può essere una strada per favorire la ripresa dell’economia, ma solo investendo sui servizi rivolti alle famiglie, ai giovani, agli anziani, possiamo promuovere il benessere e una migliore qualità della vita delle comunità locali».

A rivolgere un appello alla Regione è stata anche Confcommercio: per evitare ritardi e lungaggini burocratiche, ma auspicando che «vengano inseriti tra i beneficiari anche le associazioni di categoria e gli ordini professionali che, essendo come noto attrattori di flussi di pubblico, possano contribuire a riportare le quotidiane frequentazioni».

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