Bar non riconsegnato, Nurzia: mi barrico

20 Maggio 2020

La protesta: «Il mio locale in centro storico è pronto dopo i lavori ma la pratica non si sblocca»

L’AQUILA. Non tutti i negozi riapriranno. Alcune serrande resteranno abbassate in attesa di tempi migliori, soprattutto in centro storico. Per ripartire servono organizzazione, tenacia e investimenti economici per sanificare i locali, rispettare i protocolli di sicurezza e gestire la clientela. Non tutte le attività commerciali hanno spazi adeguati, alcune stanno valutando l'opportunità di aspettare ancora qualche giorno e sondare il terreno. Poche possibilità di incasso e troppe spese fisse. In centro, lunedì scorso, hanno riaperto due negozi su tre. Chiuso lo storico bar Nurzia, con la proprietaria, Natalia Nurzia, che ha annunciato per questa mattina, alle 9,30, una protesta simbolica davanti alla sede del locale appena ristrutturato, a "capo piazza": bar pronto da un anno, ma che per cavilli burocratici non può ancora riaprire. Anche il noto chef William Zonfa, di Magione Papale, per il momento, ha optato per i menu da asporto. Si procede con cautela e piedi ben saldi per terra. «Ho deciso di protestare davanti al mio locale», dichiara Natalia Nurzia, «lo farò in modo simbolico e silenzioso, senza grande clamore, ma non andrò via fino a quanto il Comune e il responsabili dell'aggregato di cui fa parte il bar non mi daranno delle risposte». Nurzia non intende riaprire, in via provvisoria, su corso Federico II, dove il bar si è trasferito da quattro anni in attesa di tornare nella storica posizione in piazza Duomo. «Il locale è nuovo, più ampio, ci sono climatizzatori e una sala capiente. Il bancone è lungo e confortevole», dice Nurzia, «le condizioni di lavoro e di sicurezza sono diverse. Perché rimettere in piedi, ancora una volta, il bar in via provvisoria, spendere soldi per l'affitto, in una condizione di assoluta precarietà», fa notare Nurzia, «il bar è pronto da oltre un anno, manca solo la macchina del caffè, ma non mi rilasciano l'agibilità parziale, che pure ho avuto nel 2009, quando parte dell'aggregato era addirittura crollato». Nurzia ha scritto al sindaco, Pierluigi Biondi, da cui stamattina aspetta risposte concrete. «I costi per rimettere in piedi le attività sono onerosi», incalza, «prima si lavorava con il turismo: in centro storico si cominciava a vedere un bel movimento. Saremo costretti a rimboccarci le maniche di nuovo». (m.p.)
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