Baracche della vergogna in vendita

2 Luglio 2014

Realizzate “provvisoriamente” dopo il terremoto del 1915. In elenco 90 beni: soldi per riparare strade

AVEZZANO. Il Comune ci riprova e mette in vendita anche le casette asismiche. Gli alloggi della vergogna lasciati dopo il terremoto del 13 gennaio 1915. Sono nell’elenco dei 90 beni da “alienare”.

Il tutto per fare cassa e utilizzare i due milioni di euro che dovrebbero arrivare con la conclusione dell’operazione, curata dall’assessorato al Patrimonio, a guida di Luca Angelini, per il miglioramento del patrimonio immobiliare del Comune e per la manutenzione e sistemazione di vie e marciapiedi.

Dopo essere finite all’asta nell’aprile del 2011, con l’ex sindaco Antonio Floris, le cosiddette baracche della vergogna saranno vendute a chi ha mostrato di averle occupate e che sarà quindi riconosciuto idoneo a presentare la domanda. Si tratta di 10 casette nelle frazioni di Paterno, San Pelino e Cese. Poi ci sono una serie di piccoli appezzamenti di terreno che vanno da porzioni di demanio dal valore di 210 euro, fino a terreni dal valore di 700mila euro, come quello in vendita a San Pelino. «La novità» annuncia l’assessore Angelini «è che la vendita di questi beni, come ha stabilito la legge solo qualche giorno fa, sarà esente da imposte e che non bisognerà passare per un notaio, in quanto la segretaria generale del Comune, Annamaria Catino, si è resa disponibile a rogitare direttamente in Comune».

La storia delle casette asismiche (sicure per l’epoca) ha avuto inizio nei mesi successivi al sisma del settimo grado Richter che provocò lutti e devastazione. Il Comune, dopo quasi 100 anni, vende quelle “Baracche realizzate a titolo precario”, come assicurava il decreto firmato l’11 febbraio 1915 dal re Vittorio Emanuele III, che furono costruite dall’Esercito, con finanziamenti dello Stato, fra il 1916 e il 1920. Casette costruite col tetto spiovente in legno, mura sottili in laterizi, un solo piano, senza riscaldamento, niente gabinetto e pavimento, con dimensioni che variavano dai 32 ai 50 metri quadrati. Una legge le avrebbe dovute smantellare, ma quelle casette esistono ancora. E adesso sono buone per fare cassa.

Magda Tirabassi

©RIPRODUZIONE RISERVATA