Barca: il modello aquilano è da esportare

20 Dicembre 2016

L’ex ministro all’inaugurazione dell’anno accademico del Gssi ammonisce: «Mai più demonizzazioni»

L’AQUILA. «Mai più, mai più in una storia italiana di ricostruzione avvenga che all’interno di una città si demonizzino reciprocamente persone accusandole di cose di cui non si hanno elementi». Non ha usato mezze parole l’ex ministro della Coesione territoriale, Fabrizio Barca, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico del Gran Sasso Scienze Institute. Nel suo intervento, Barca ha tracciato un quadro della ricostruzione dell’Aquila. «La chiave del metodo moderno con cui si prendono decisioni pubbliche è quella del confronto, acceso, aperto, informato e ragionevole. Gssi è l’esempio di questo metodo. Ogni passo è stato preso attraverso un confronto, acceso, in cui devono parlare tutti, anche gli oppositori. Dobbiamo sentire tutti prima di prendere le precisioni. Nel luglio del 2009 al ministero delle Finanze l’idea del Gssi nasce da un gruppo di persone, e quel giorno c’era grande tensione, tra Tremonti e Berlusconi. Ma se le tensioni sono composte sono produttive di risultati. In quella tensione per 9 ore si incontrarono persone e idee di tutte le parti».

«Quando all’Aquila si vedono tre metri di gallerie sottoterra (il tunnel dei sottoservizi), quelle cose le ho sentite in quella sala 60 giorni dopo il terremoto. C’era tensione al ridotto del teatro comunale nell’aprile del 2012, fortissima tensione nell’estate del 2012, da parte del popolo che era tagliato fuori dalle informazioni sulla ricostruzione. La decisione di tenere sotto valutazione il Gssi per tre anni, mi fa dire che da oggi la regola deve essere la stessa per ogni altro nuovo istituto universitario. Il data base sulla ricostruzione è informazione. Informazione che era carente in questa città nell’aprile del 2012. Città che aveva costruito dei mostri per dire che si era imballata nella ricostruzione, demonizzando e denunciando Gaetano Fontana che aveva lavorato con capacità, demonizzando gli istituti universitari. Tutto basato sull’assenza totale di informazione». E poi la stoccata finale: «Mai più, mai più in una storia italiana di ricostruzione ci sia demonizzazione. La città deve essere orgogliosa di questo nuovo data base, perché se fosse per me io andrei in Europa a dire «la prossima volta che si fa ricostruzione, usate questo come standard». (r.p.)

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