«Basta vittime sul lavoro» Il grido delle associazioni

La consigliera per gli stranieri, Edlira Banushai, affronta il tema ricostruzione «Il 40 per cento della forza lavoro in edilizia è composto da operai non italiani»
L’AQUILA. «Diciamo basta alle morti nei cantieri». La consigliera del Comune dell’Aquila per gli stranieri, Edlira Banushaj, all’indomani della tragedia di San Pio delle Camere, esprime cordoglio alle famiglie delle vittime e lancia un appello: «Il 40% della forza lavoro nei cantieri edili della provincia è rappresentata da operai non italiani. Tutti devono impegnarsi perché quello che è accaduto non accada più. Non si può continuare a morire sui cantieri». A perdere la vita, sabato scorso, sono stati Dzevdet Uzeiri, 61 enne macedone e Cristian Susanu, 42 anni, originario della Romania, rimasti schiacciati dal crollo di un’abitazione lesionata dal sisma del 2009, dove stavano lavorando, per riparare i danni. I soccorritori non sono riusciti a salvarli, nonostante siano intervenuti tempestivamente e in forze. Sul posto sono stati impegnati oltre 40 vigli del fuoco da tutto l’Abruzzo e una squadra specializzata negli interventi in grotta mobilitata da Roma. Il sacrificio di Cristian e Dzevdet riporta alla memoria altri lutti. Il terremoto, 12 anni fa, aveva tolto la vita nella stessa zona ad altri due muratori, Refik e Damal, cugini dell’operaio macedone morto sabato scorso nel cantiere.
LE REAZIONI. «Ci si sente impotenti quando si viene a conoscenza di notizie come quella che ha riguardato San Pio delle Camere», dice la consigliera. «È incredibile come queste persone vengano in Italia a perdere la vita per portare un pezzo di pane a casa. Lascia sgomenti soprattutto il fatto che a versare il proprio sangue è chi, come nel caso dei due operai travolti dalle macerie, sta contribuendo alla rinascita di un pezzo d’Italia». Persone, soprattutto stranieri, che sono disposte a sacrificare moltissimo per avere uno stipendio alla fine del mese, a volte consapevoli anche del fatto di mettere a repentaglio la propria incolumità. «Persone che accettano di lavorare il sabato e a volte anche la domenica, nei festivi, senza tregua, magari in situazioni di scarsa sicurezza, e che dicono di amare il proprio lavoro, anche se li sottrae all’affetto dei cari», spiega Banushaj. «Sono molti, non si può immaginare quanti, le donne e gli uomini che, seppur non nati in Italia, stanno offrendo manforte alla nazione più bella del mondo sacrificando molto del loro tempo e spesso anche al prezzo di grandissimi sacrifici che non sempre vengono ripagati come si dovrebbe». Una manodopera silenziosa e preziosa senza la quale sarebbe stato difficile immaginare la ricostruzione del post-sisma. Un esercito di stranieri che da anni ha scelto di modificare radicalmente la propria vita, di lasciare il proprio Paese e di trasferirsi in Italia, nella speranza di una vita migliore, di un futuro migliore per i propri figli. «L’Italia dovrebbe impegnarsi di più nel cercare di tutelare i suoi operai», conclude la consigliera, «compresi coloro i quali, come nel caso delle vittime di San Pio, l’hanno scelta per far crescere i propri figli. Oggi più che mai voglio ribadire: basta morire sui cantieri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

