Battute sessiste, richiesta di dimissioni per Di Fabio

13 Febbraio 2016

Il gruppo di Partecipazione popolare: non si può liquidare il caso con le sole scuse Mazzocchi chiama in causa le donne del Pd: è strano il loro silenzio sull’accaduto

AVEZZANO. Non è bastato il mea culpa dell’assessore Antonio Di Fabio sui suoi post misogini a far calmare le acque. Ieri, infatti, sono stati in molti a condannare l’assessore ai Lavori pubblici per la pubblicazione delle cartoline virtuali contro le donne e per le foto osè sul suo profilo Facebook. Una cosa, a dir poco di pessimo gusto, che gli è costata cara – nonostante i post siano stati prontamente rimossi –- tanto che dal gruppo di Partecipazione popolare è arrivata anche la richiesta di dimissioni. «Apprendiamo dalla stampa quanto accaduto circa l’atteggiamento sessista dell’assessore Di Fabio e ci sentiamo indignati per il profondo rispetto che abbiamo nei confronti di tutte le donne alle quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà», hanno commentato i consiglieri Alessandro Barbonetti, Alberto Lamorgese e Vincenzo Gallese insieme al coordinatore del gruppo di Partecipazione popolare, Sandro Stirpe. «Vogliamo credere alla buona fede dell’assessore Di Fabio ma riteniamo che le scuse formulate nei confronti delle donne debbano passare attraverso un grande gesto di civiltà in modo tale da rendere al mondo femminile, nonché a tutta la comunità, il rispetto che si conviene. Ciò lo si fa solo presentando le dimissioni da assessore comunale». L’uso dei social da parte degli amministratori è da tempo sotto i riflettori. Solo qualche mese fa, infatti, l’assessore all'Ambiente, Crescenzo Presutti, era stato messo alla porta per le continue prese di posizione contro il sindaco, Gianni Di Pangrazio, e i colleghi assessori e consiglieri pubblicate quotidianamente su Facebook. «Questa confusione tra persona comune e chi riveste un ruolo pubblico non è tollerabile», ha precisato Felicia Mazzocchi, consigliere provinciale, «i giudizi  indegni del genere umano e soprattutto di quello femminile possono passare inosservati se esternati da un pubblico amministratore? Mi confortano le dichiarazioni di altre colleghe che mettono in evidenza il basso profilo che un uomo che riveste una carica pubblica non può avere. Dico allora, ma dov’è il Pd locale? Le donne che rivestono un ruolo pubblico come l’assessore Alessandra Cerone e la presidente della Commissione pari opportunità, Adele Fiaschetti, non esprimono il proprio giudizio, in un senso o nell’altro, sull’accaduto. La partecipazione democratica anche alle prossime elezioni comunali esalterà il ruolo della donna con il voto di genere. Qual è la posizione chiara di chi ha un ruolo rappresentativo? Si giustifica tutto in base alla convenienza, ma amministrare rispettando i cittadini e le cittadine è un’altra cosa».

Eleonora Berardinetti

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