Beata Antonia, il nuovo progetto che divide

7 Gennaio 2022

Romano (Italia Viva): le regole vanno sempre rispettate. Palumbo (Pd): «Da Biondi soltanto proclami»

L’AQUILA. Alcuni progetti o idee sulla ricostruzione post-sisma incassano però le critiche dell’opposizione. È il caso del capogruppo di Italia Viva, Paolo Romano, che interviene in merito al chiostro riscoperto della Beata Antonia. «Siamo purtroppo ostaggio di una politica dal consenso solo virtuale», esordisce Romano. «Tre studiosi (Maurizio D’Antonio, Vladimiro Placidi e monsignor Orlando Antonini) ci hanno detto di essere in disaccordo sull’idea di non ricostruire gli alloggi delle suore Clarisse per motivi storici, architettonici, di risultato e persino di fruizione ecclesiastica. Antonini si spinge anche a difendere la ricostruzione dell’edificio delle Suore Ferrari, la cui demolizione ha scoperto la bellissima facciata di Palazzo Gaglioffi. Dev’essere chiaro che ogni demolizione effettuata in città ha scoperto qualcosa, ma il diradamento urbanistico non può essere perseguito senza regole», conclude il capogruppo di Italia Viva. «Da amministratore mi chiedo innanzitutto se l’area dove insistevano gli alloggi delle Clarisse è già diventata di proprietà del Comune: se non fosse così, e così non è, non vedo per quale motivo si sia già affidato lo studio di fattibilità a un tecnico individuato in maniera diretta dall’amministrazione. Questo modo errato di operare fa il paio con il bando comunale dell’antemurale di Porta Barete dove i primi arrivati si sono presi il premio, ma non procedono con l’incarico di portare a termine l’opera, impantanata nei numerosi errori progettuali commessi».
«Il sindaco Biondi e l’assessore Colonna informano dell’avvio dei lavori per il completamento del Palazzetto dello sport di viale Ovidio, gli stessi già annunciati in precedenza dagli ex assessori Liris e Fabrizi», osserva il capogruppo del Pd Stefano Palumbo, «novità anche per il Parco urbano di piazza d’Armi rispetto al quale la giunta ha deciso dopo 5 anni di istituire un collegio consultivo tecnico con il compito di esaminare la situazione complessiva della documentazione. Un progetto per il quale quelli di prima avevano trovato 22 milioni di euro e previsto un grande parco verde con all’interno un avveniristico auditorium da 900 posti, un parcheggio interrato, un’area giochi e un’area sportiva, ma che quelli di oggi dicono di voler finalmente sbloccare anche se il vicesindaco Daniele lo aveva annunciato 2 anni fa». Palumbo pone l’accento anche sulla «rivendicazione delle opere progettate e cantierizzate dalla precedente amministrazione (le scuole di Arischia e Pettino, il Parco del Sole e del Castello, il recupero di Palazzo Margherita) e il silenzio sui tanti progetti ereditati impantanati nella palude amministrativa dell’attuale governo (riqualificazione di viale della Croce Rossa, la sede unica comunale, il progetto di Porta Leoni e di Porta Barete, la pista ciclabile della Valle Aterno, il completamento del PalaJapan). Quali nastri di opere strategiche progettate in questi cinque anni il sindaco potrebbe tagliare?», si chiede Palumbo. «Forse quelli dei progetti di rigenerazione urbana presentati dalla sua amministrazione sull’ex Sercom e lo stadio di Acquasanta? Purtroppo neanche quelli perché sono stati gli unici a non ottenere un finanziamento tra i 69 ammessi nell’ambito del territorio regionale».