Beata Antonia, il piano dell’Archeoclub

11 Marzo 2022

Il vicepresidente Rosati: necessario consentire la visibilità del complesso monastico da via Sallustio

L’AQUILA. «Condivido l’idea di liberare il lato nord del chiostro della Beata Antonia, oscurato su via Sallustio da una impattante palazzina in cemento armato assolutamente fuori posto rispetto al contesto storico e urbanistico, ora demolita». Lo afferma Mauro Rosati, vicepresidente dell’Archeoclub L’Aquila. «La mia opinione», continua Rosati, «sarebbe quella di un diaframma – una struttura trasparente in materiale leggero – al posto del palazzo demolito in modo da ricreare il perimetro completo del quadrilatero, permettendo contemporaneamente la visibilità del complesso dalla strada ed eventualmente anche l’accessibilità con l’individuazione in tutto ciò dei materiali più rispettosi possibile da un punto di vista estetico. Insomma, una barriera fisica, magari con i caratteri essenziali del portico claustrale, ma allo stesso tempo non impattante visivamente. Una barriera leggera che ricrei la percezione del volume del quarto lato del chiostro. Un raccordo rispettoso tra il chiostro e via Sallustio, in armonia con i caratteri storici del complesso e con quelli di quel tratto di strada. Ovviamente si intende anche che tale raccordo tenga conto del dislivello dovuto alla pendenza di Via Sallustio e alle diverse quote tra la via stessa – più in alto – e il chiostro più in basso. La necessità è quella di una struttura dal profilo leggero che potrebbe avere la funzione di riconnessione-altimetrica e temporale tra un edificio monumentale di pregio dalle origini medievali, ossia il complesso della Beata Antonia, e il contesto di via Sallustio che risulta invece esteticamente disomogeneo a causa della mancata attuazione di un piano comune al tempo delle demolizioni e delle successive ricostruzioni per l’apertura della strada: un processo iniziato intorno al 1940 e poi ripreso intorno al 1950. Con l’aggettivo trasparente non intendo necessariamente una struttura in vetro o plexiglass ma, più in generale, il concetto di soluzioni che ricostruiscano visivamente e materialmente l’idea del volume di un portico monastico senza però oscurarne la vista. Una struttura realizzabile con i materiali di migliore qualità, sia per la resistenza agli agenti atmosferici, sia per l’estetica». (g.p.) . ©RIPRODUZIONE RISERVATA .