Beata Antonia, inizia il restauro: così tutta l’area cambierà volto

16 Aprile 2023

Grande attenzione è riservata alle strutture architettoniche (gravemente danneggiate) e agli affreschi Una piazza con verde pubblico al posto del chiostro e della parte del convento abbattuti dalle ruspe

L’AQUILA. La chiesa della Beata Antonia, realizzata su volontà del ricco mercante aquilano Giacomo Gaglioffi, tornerà all’antico splendore. Sono stati avviati da qualche giorno i lavori di rifacimento post-sisma di uno dei simboli del Trecento aquilano che, insieme a un ospedale e a una mensa per i poveri, costituiva il complesso del Monastero dell’Eucaristia, sorto su un precedente palazzo duecentesco. L’opera di consolidamento e restauro del complesso monastico è stata affidata dal Provveditorato alle Opere pubbliche, con gara d’appalto, alla ditta Iciet di Castelli, per un importo di 3 milioni. L’area compresa tra la chiesa della Beata Antonia e via Sallustio cambierà volto. Il chiostro e la parte di convento abbattuti dalle ruspe non saranno ricostruiti: lasceranno spazio ad una piazza e a verde pubblico. «All’interno della chiesa, parte di un ciclo pittorico sulle quattro facce dello spazio del coro occupato da scranni lignei», afferma Vladimiro Placidi, ex assessore alla ricostruzione pubblica del Comune dell’Aquila ed esperto di architettura e beni culturali, «è attribuito a Francesco da Montereale e Paolo Cordone. Un gioiello del XVI secolo».
IL PROGETTO
Nel progetto di restauro, grande attenzione sarà riservata alle strutture architettoniche, decorate con pitture di grande pregio, che nel sisma hanno subìto gravi danneggiamenti. Oltre agli interventi di riparazione e rinforzo strutturale delle parti lesionate, per ripristinare le condizioni di agibilità dell’immobile, si procederà a realizzare dei collegamenti strutturali «necessari al miglioramento delle prestazioni sismiche», è riportato nella relazione del progetto. All’interno della chiesa alcuni dei preziosi affreschi, tra cui l’Adorazione del Bambino, di Andrea Delitio, commissionata probabilmente dalla stessa Antonia, sono stati rimossi e posti su supporto per essere restaurati e ricollocati nella posizione iniziale».
LA STORIA
Il complesso della Beata Antonia fu fondato nel 1349: nel 1447 San Giovanni da Capestrano affidò il Convento ad Antonia da Firenze, badessa delle Clarisse dell’Ordine di Santa Chiara. La Beata Antonia lo guidò per sette anni, fino alla morte avvenuta il 29 febbraio 1492. Accanto alla chiesa il chiostro, che non verrà ricostruito. «Il chiostro, ovvero il claustrum, è un luogo chiuso, dotato di alte mura, impermeabile alla vista esterna, un rifugio come la stessa derivazione etimologica di clausura ci certifica», sottolinea Placidi, «necessariamente quadrilatero e porticato su tutti i lati. Il convento della Beata Antonia non sfugge a questo stigma, ma ne è un esempio identitario e qualitativo. Nel 1941, a causa di una visione urbanistica e costruttiva pseudo modernista, fu operato uno sventramento della via, allora chiamata Vicolaccio e furono abbattuti parte del convento e della zona settentrionale del chiostro lasciando la struttura praticamente monca. Tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso fu riedificato, da parte delle suore, il compendio demolito attraverso una struttura come sede abitativa in calcestruzzo armato, che ricompose la chiusura planimetrica, ma senza riformulare i lati porticati del chiostro».
PREZIOSI AFFRESCHI
«Chiesa e chiostro», spiega Placidi, «sono stati nel tempo visitabili in fasi alterne. L’interno presenta, per la prima volta in città, i caratteri tipici dell’architettura rinascimentale». Di forma rettangolare, è caratterizzato dalla maestosa Crocifissione ad opera di Francesco da Montereale, che occupa l’intera parete dietro l’altare. L’aula riservata alle clarisse è interamente affrescata dallo stesso artista abruzzese e da Giovan Paolo Cardone. Il chiostro esterno diventerà un grande spazio aperto». L’obiettivo, secondo il Comune, è quello di realizzare una piazza pubblica, ponendo grande attenzione all’illuminazione, per sottolineare la presenza degli elementi architettonici storici, oltre all’inserimento di arredo urbano e aree destinate a verde pubblico.
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