Beni del boss a Castel di Sangro

13 Febbraio 2021

Nel mirino abitazioni e altri immobili di Britti, uomo di spicco dei Di Lauro

CASTEL DI SANGRO. Soldi della camorra di Secondigliano utilizzati per acquistare immobili anche a Castel di Sangro. È quanto emerso da un’indagine del comando provinciale della guardia di finanza di Napoli che ha sequestrato, tra la Campania e l’Abruzzo, beni per oltre 10 milioni di euro, riconducibili a Gaetano Britti, 75enne affiliato di spicco del clan Di Lauro.
Secondo l’accusa il 75enne ripuliva i soldi del boss della camorra Rosario Pariante, protagonista indiscusso del cosiddetto “cartello scissionista” nel periodo di indebolimento della struttura organizzativa del clan. Il provvedimento è stato emesso dal tribunale di Napoli, sezione per l’Applicazione delle misure di prevenzione, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L’operazione è stata eseguita dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli.
I beni sequestrati, oltre che a Napoli e nel comune di Melito, si trovano anche a Castel di Sangro e si tratta di alcuni fabbricati e di terreni. Gli specialisti del Gico hanno sequestrato appartamenti e terreni dopo aver ricostruito come le risorse accumulate nel tempo dalla famiglia erano state favorite dal rapporto di parentela fra Britti e il cognato Pariante. Prima della faida di camorra tra i Di Lauro e gli scissionisti, Britti aveva goduto, grazie proprio al rapporto con il cognato, di un canale privilegiato attraverso il quale gli venivano affidate ingenti somme di denaro di provenienza illecita, derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti e dalle estorsioni che, attraverso una propria struttura organizzata, reinvestiva in operazioni di usura, riciclaggio e reimpiego nell’economia legale.
Gli investigatori stanno cercando di capire come mai il camorrista abbia allargato gli acquisti di beni immobili anche in Abruzzo e in particolare perché a Castel di Sangro. Le capacità manageriali di Britti, nella gestione del vasto giro di usura, sono state riconosciute anche da altri capi del clan che gli avevano affidato i proventi delle loro attività illecite proprio per renderli più redditizi.
Per gli accertamenti di natura patrimoniale sono state sfruttate le informazioni raccolte nel corso delle indagini eseguite anche in precedenza sempre dalle fiamme gialle.
«La notizia», hanno commentato Francesco Piacente, segretario provinciale del Pd e Teresa Nannarone, responsabile del partito per il contrasto alle mafie, «ci preoccupa ma purtroppo non ci meraviglia. Abbiamo posto l’attenzione più e più volte sulla pericolosità delle infiltrazioni nella nostra regione. E questa è una triste conferma di ciò che stiamo da tempo denunciando».
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