Bignardi: per me Schippa è stato un fratello maggiore

2 Dicembre 2020

Il ricordo commosso del professore che prese il suo posto alla guida dell’Ateneo E Scoccia, uno dei suoi collaboratori, parla di un leader a cui la città deve molto

L’AQUILA. «Per me è stato un fratello maggiore, un grandissimo amico». Il professor Luigi Bignardi è stato il successore di Giovanni Schippa (deceduto domenica scorsa all’età di 97 anni) alla guida dell’Università dell’Aquila. Schippa terminò il suo mandato nel 1994, Bignardi docente di Ingegneria diventò rettore e lo restò fino al 2004 quando poi subentrò Ferdinando di Orio. «Guardi», dice l’ex rettore che fatica a trattenere la commozione «l’Università dell’Aquila deve tutto a Giovanni Schippa, un uomo concreto, produttivo, mai negativo. Sapeva affrontare e risolvere i problemi grazie anche a una elevata capacità di mediazione. Riusciva a colloquiare e confrontarsi con tutti. Con lui», continua Bignardi, «ho avuto un rapporto splendido, l’ho incontrato fino a pochi giorni prima della sua scomparsa e ci sentivano sempre al telefono. In facoltà a Monteluco di Roio veniva anche fino a tre volte a settimana. Leggeva, approfondiva. Una delle sue più grandi doti era la curiosità. Fino alla fine ha avuto voglia di sapere, conoscere. Fu lui, preside della facoltà di Ingegneria di quella che era ancora Libera Università (diventerà statale nel 1981 ndr), a volermi all’Aquila», dice Bignardi, «era il 1978. Mi chiamò e mi disse: vieni con noi che qui c’è tanto da fare e da allora è iniziata una collaborazione fatta di stima, rispetto e amicizia. Un grande rettore».
Il professor Giancarlo Scoccia, docente (da tre anni in pensione) di Tecnologie dei materiali e Chimica applicata, è stato fra i più stretti collaboratori di Schippa. «Io ho conosciuto Schippa da studente», dice il professor Scoccia, «seguivo con ammirazione le sue lezioni di Tecnologie dei materiali e Chimica applicata. Era un docente che insegnava con una chiarezza estrema e aveva una assoluta padronanza della materia. Confesso che durante quelle lezioni sognavo di poter anch’io, un giorno, insegnare. E il sogno poi è diventato realtà. Con Roberto Volpe, il compianto Giorgio Corradini e altri avevamo costituito un affiatatissimo gruppo di professori coordinati da Giovanni Schippa per fare ricerca e approfondire i vari argomenti. L’ex rettore era un vero leader, duro se serviva ma mai divisivo. Era in poche parole un uomo autorevole che rispettava e si faceva rispettare. L’ultima parola sulle scelte importanti era sempre la sua ma aveva anche una grande capacità di ascolto e decideva dopo aver vagliato attentamente tutte le questioni sul campo. Posso dire che per me è stato un faro». Schippa ha fatto ricerca fino alla fine dei suoi giorni. «Riunioni con lui ne facevamo continuamente», aggiunge Scoccia, «e quando non era possibile ci chiamava al telefono. Ricordo che lo scorso Ferragosto io ero a Rocca di Mezzo e stavo facendo una passeggiata. Squillò il cellulare, era lui. Mi chiese dove fossi. Quando gli dissi che stavo camminando immerso negli splendidi paesaggi dell’Altopiano delle Rocche replicò: quanto ti invidio! Il suo amore per la montagna e per le escursioni era infinito. Subito dopo però mi chiese alcune carte che gli servivano urgentemente. Insomma non si fermava mai, nemmeno a Ferragosto. Un uomo a cui tanti studenti, docenti, l’Ateneo e la città dell’Aquila devono grandissima gratitudine».
Il Pd aquilano in una nota così ricorda Schippa: «Un altro testimone della Resistenza che ci lascia. Una vita straordinaria dedicata all’impegno e alla cultura. L'Italia nata dalla Resistenza avrà ora una voce in meno. A noi il compito di ricordarla per sempre».
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