Bimba ridotta in schiavitù: due denunce

A 11 anni finisce in strada a mendicare, la mamma l’aveva affidata a una coppia che la obbligava a portare a casa i soldi
AVEZZANO. Costretta a stare in strada di giorno e anche con il buio per chiedere l’elemosina e portare soldi a casa.
A salvare dallo sfruttamento una ragazzina di 11 anni sono stati i carabinieri di Avezzano dopo la segnalazioni di alcuni cittadini. I responsabili sono stati scoperti e denunciati con l’accusa di riduzione in schiavitù. Secondo l’accusa, la coppia residente ad Avezzano, ma con origini dell’Est Europa, si era approfittata della bambina che avevano in affidamento per tre anni al fine di ricavarne dei profitti. Ora l’11enne, con alle spalle un passato difficile e di povertà, è stata tolta ai due tutori per essere affidata ai servizi sociali ed è stata trasferita in una struttura protetta. Dell’accaduto è stata avvisata la mamma biologica della bambina che attualmente si trova all’estero e che aveva affidato la figlia alla coppia tramite una scrittura privata ora al vaglio degli inquirenti.
Sarà necessario capire se la donna era al corrente di quanto stava accadendo. Per il momento si sarebbe detta estranea ai fatti ma si teme che dietro alla vicenda possa esserci un vero e proprio business delle elemosine. Una piaga sociale non nuova sul territorio e che purtroppo interessa anche Avezzano. La ragazzina chiedeva l’elemosina per le vie della città, costretta dalla coppia. È stata trovata dai carabinieri sulla scorta di alcune segnalazioni arrivate da residenti e commercianti del centro. Alcuni testimoni la vedevano vagare tra la stazione e la zona di piazza Risorgimento chiedendo spiccioli ai pedoni o ai clienti di bar e locali.
I carabinieri l’hanno sorpresa a mendicare in una zona del centro. Trasandata e sporca, l’11enne ha raccontato la sua terribile condizione descrivendo la vita a cui era stata relegata.
Prima la separazione dal fratellino, poi il viaggio in Italia nella speranza di un futuro migliore. Infine messa in strada e obbligata a mendicare. Non poteva tornare a casa se non aveva incassato i soldi necessari alla nuova famiglia e se disobbediva veniva punita. Si sta cercando di capire se l’11enne abbia subito anche maltrattamenti fisici. Saranno gli assistenti sociali a fare luce sulla vicenda e a raccogliere il racconto della piccola. Solo a quel punto si capirà quale potrà essere il suo destino. Questa vicenda è la punta dell’iceberg di una piaga sociale che affligge anche Avezzano, e che va affrontata con decisione. Una piaga dietro la quale ci sono pesanti storie di disagio familiare e di sfruttamento minorile. Minori nei confronti dei quali si attende dalle istituzioni una rete di protezione.
I due sfruttatori, difesi dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, rischiano una condanna che va da cinque a quindici anni di reclusione per riduzione in schiavitù di minore.
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