Bimbi in strada a giocare, sfida ai divieti

13 Luglio 2018

Unica città del Centro Italia ad abolire il regolamento di polizia urbana: cartelli all’ingresso invitano le auto a rallentare

TAGLIACOZZO. «Attenzione, rallentare. In questo paese i bambini giocano ancora per la strada». Con questo cartello, posto all’ingresso della città, Tagliacozzo avverte gli automobilisti che potrebbero improvvisamente trovarsi davanti a bambini intenti a giocare e, non avendo il tempo di bloccare il mezzo, travolgerli. Tagliacozzo, consentendo ai bambini di giocare in gruppo all’aria aperta, strappandoli alla solitudine e alla dipendenza dei videogiochi o degli smartphone, cui andrebbero incontro rimanendo rinchiusi in casa, è una delle pochissime città italiane ad applicare la Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sottoscritta nel 1989 da 196 Stati e ratificata dal governo italiano nel 1991 con la legge 176. Una sfida alla sagra dei divieti che dalle piazze alle spiagge impazzano invece nei paesi italiani: vietato giocare a palla, vietato saltare la corda, rincorrersi, darsi spinte, fare schiamazzi.
L’articolo 31 della Convenzione è chiaro: «Gli Stati riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale e artistica».
Nonostante la legge metta in primo piano il bisogno di libertà dei bambini e riconosca il gioco come un loro sacrosanto diritto, i Comuni imperterriti continuano a mantenere in vigore regolamenti di polizia urbana che vietano o limitano il gioco all’aperto ai più piccoli, in particolare in alcune località di villeggiatura.
Ma la legge non dovrebbe avere la prevalenza sui regolamenti locali?
Il primo Comune in Italia a cancellare ogni divieto è stato quello di Roma nel 2005. A proporre la modifica al regolamento di polizia urbana è stato il consiglio comunale dei bambini. L’esempio di Roma è stato seguito da Torino (2006), Milano (2012) e Genova (2013).
I piccoli comuni, invece, che hanno adeguato i regolamenti consentendo ai bambini di giocare per strada, salvo quando arrecano intralcio o disturbo, si contano sulle dita di una mano. Tagliacozzo è uno di questi. Ed è anche l’unico in tutto il Centro Italia.
La lodevole iniziativa è partita dalla Pro loco di Roccacerro, frazione di Tagliacozzo, che il 13 giugno 1915 ha posto il primo cartello all’ingresso del paese.
Subito dopo, su sollecitazione della stessa associazione, il consiglio ha deliberato di porre i cartelli agli ingressi sia del capoluogo che delle frazioni.
Gli altri Comuni, che ufficialmente hanno abolito i divieti, consentendo ai bambini di giocare per strada senza timore di essere redarguiti o vedersi portare via il pallone da qualche zelante vigile urbano, sono Fruz (Trento), Rignano Garganico (Foggia), Roccavignale (Savona), Cerete (Bergamo), Cazzago Brabbia (Varese), Vione (Brescia), Mamoiada (Nuoro) e Monterosso Almo (Ragusa).
C’è da sperare che l’esempio di questi Comuni venga presto seguito da altri, soprattutto nella Marsica e nel resto dell’Abruzzo.
Jean Piaget, il filosofo svizzero studioso della psicologia infantile, sintetizza così l’importanza del gioco: «A seconda dell’età, il bambino nel giocare impara a essere creativo, sperimenta le sue capacità cognitive, scopre se stesso, esprime i propri stati d’animo, entra in relazione con i suoi coetanei».
Parole che dovrebbero indurre le mamme a essere meno apprensive e a non farne un dramma se vedono rientrare a casa i loro figli sporchi, con le ginocchia sbucciate e i vestiti strappati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA