Biogas nel Fucino, le criticità in dieci punti

Collarmele, San Benedetto dei Marsi e Pescina inviano le osservazioni alla dirigente regionale
COLLARMELE. Collarmele, San Benedetto di Marsi e Pescina, contrari all’insediamento dell’impianto di biometano nel Fucino, hanno inviato alla Regione i pareri richiesti, concordandoli con il comitato civico. Ora, dunque, la dottoressa Iris Flacco, dirigente del Servizio politica energetica e qualità dell’aria regionale e Responsabile unica del procedimento – che ha già ricevuto i chiarimenti dalla Biometano Energy – dispone di tutti gli elementi per decidere se autorizzare o meno la realizzazione dell’impianto. I tre Comuni interessati si sono però riservati di integrare le osservazioni fatte (una decina), una volta presa visione dei chiarimenti della società che ha presentato il progetto. A illustrare le maggiori criticità è il sindaco di Collarmele, Antonio Mostracci.
BILANCIO ENERGETICO. La presentazione del bilancio è ritenuta «ineludibile», per verificare se la società «spende più energia di quella che riesce a produrre: nel progetto sono indicati consumi elettrici senza che vengano dettagliate le singole voci di consumo rendendo impossibile la veridicità e la compatibilità dei dati». «È evidente», taglia corto Mostacci, «che se non si dimostra che l’impianto produce più energia di quella che consuma il progetto non può essere approvato».
ELIMINAZIONE CO2. Un altro rilievo riguarda l’impiego di una tecnologia, denominata Smart Upgrading, che purifica il biogas eliminando l’anidride carbonica. «È stata inserita la criogenesi della CO2», osserva Mostacci, «mentre la tabella di consumi elettrici non è stata modificata».
MATERIA PRIMA. Un altro punto su cui i Comuni chiedono chiarezza riguarda la materia prima utilizzata per alimentare l'impianto. «Riteniamo la garanzia dell’approvvigionamento dei sottoprodotti agricoli e la pianificazione per lo spandimento del digestato imprescindibili», avverte Mostacci, «se mancano il progetto va rigettato». Un altro problema sollevato è quello relativo alla eventuale «contaminazione del digestato da spore e agenti patogeni».
REGALO SCARTI. «Dal prospetto riguardante i costi», aggiunge Mostacci, «si rileva che gli scarti di finocchio e di ortaggi a foglia sono regalati da terzi. Premesso che tali impianti si sostengono grazie agli incentivi pagati dalla collettività, è compito degli Enti accertarsi che gli incentivi siano utilmente utilizzati, si rileva come la voce regalo implichi una elusione o un raggiro della normativa in materia di Fisco».
CALDAIA. Forti perplessità si hanno sulla caldaia supplementare. «La società», rileva Mostacci, «ha affermato che essa non è a servizio del digestore bensì è un essiccatore. Tale affermazione confligge con quanto è riportato nel progetto. In ogni caso, qualora la caldaia fosse solo un essiccatore, non si spiega come verrebbe soddisfatto il disavanzo termico negativo per il riscaldamento del digestore».
PRESSIONE PSICOLOGICA. L’ultima ma non meno importante osservazione riguarda la «pressione psicologica sugli abitanti della zona». «A Collarmele», spiega Mostacci, «è già presente un impianto a biogas avente una potenza di circa 1 Mw. Il paese ospita, altresì, uno dei più importanti parchi eolici d’Italia con una potenza complessiva di circa 40 Mw. Le emissioni dell’impianto a biogas non di rado provocano cattivo odore, mentre le pale eoliche generano un inquinamento acustico, complessivamente tollerabile, ad eccezion di alcuni giorni ventosi. I cittadini che negli anni hanno accettato di buon grado le decisioni delle amministrazioni, oggi sono del tutto ostili alla realizzazione di ulteriori impianti nella zona che aggraverebbero la qualità e salubrità dell’aria. Un ulteriore elemento di impatto sociale è la situazione psicologica dei cittadini del territorio che hanno più volte evidenziato alle autorità l’alta incidenza delle malattie tumorali».
STRISCIA LA NOTIZIA. Il comitato civico intanto si è rivolto ai carabinieri, alla Finanza e al difensore civico regionale perché si occupino della vicenda. Inoltre ha proposto di interessarsi del caso gli inviati di “Striscia la notizia”.
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