Biondi: basta con gli imprenditori che vanno a braccetto con la politica

Il sindaco: inadeguatezza delle componenti che hanno provato a investire nel calcio e nel rugby Cicchetti (Ance): in città non ci sono soltanto gli operatori edili. La soluzione è l’azionariato popolare
L’AQUILA. “Mi attento con il coraggio di sempre ...”. Non è un poeta – o meglio, lo era, a suo modo – ma l’incipit dell’articolo di presentazione dell’Italia al Mundial spagnolo vinto nel 1982. A scrivere era un virtuoso della penna, l’inarrivabile Gianni Brera. E ci vuole veramente coraggio a riscrivere, per l’ennesima volta, per la terza volta in 24 anni, che L’Aquila del patron Corrado Chiodi non c’è più, che è stata di nuovo cancellata.
FARE SPORT È DIFFICILE? La domanda, a questo punto, è una: perché nessuno riesce a fare sport – non solo calcio – all’Aquila? Rispondono il sindaco, Pierluigi Biondi, e il presidente dei costruttori dell’Ance, Adolfo Cicchetti. «Non ritengo che all’Aquila non si riesca a fare sport. Esistono molte realtà, spesso diverse tra loro, in cui non solo viene svolta attività sportiva, ma che raccolgono risultati importanti a livello nazionale e internazionale», è il parere del primo cittadino. «Parliamo, però, e dico purtroppo, di quegli sport che non richiamano l’attenzione del grande pubblico e, di conseguenza, di sponsor e finanziatori. Se parliamo di calcio e rugby, invece, le ragioni delle difficoltà sono molteplici: dalla incapacità di mettere a sistema tutte le forze che esprime il territorio, a una oggettiva inadeguatezza – sono i risultati che parlano – di quelle componenti imprenditoriali che hanno provato a investire nello sport aquilano».
NO AI RICATTI. «Basta con gli imprenditori che vanno a braccetto della politica in tempi di vacche grasse e fuggono quando la polpa si assottiglia», sottolinea Biondi. «Io, che non intendo né ricattare, né farmi ricattare dagli imprenditori, per questo mi rivolgo a chi sostiene che la politica è responsabile e ribadisco che non spetta a un sindaco, un assessore o un qualsiasi rappresentante delle istituzioni gestire un sodalizio. Semmai, può interessarsi della sua salute e cercare di dare un sostegno, per quelle che sono le sue prerogative, qualora ve ne sia bisogno».
SOLO FUMO. «Ed è quello che abbiamo fatto sia nella pallaovale, sia con quella rotonda, dove però in troppi hanno dimostrato scarse capacità, finanziarie e non, a fronte di una gran voglia di parlare e avere visibilità sui media, che ha danneggiato un patrimonio collettivo come L’Aquila Calcio».
RICOMINCIO DA CAPO. L’auspicio», conclude il sindaco, «è che tracciando una linea e ripartendo, imprenditori solidi e seri mettano in piedi un progetto di ampio respiro e con una visione di lungo periodo».
CALCIO D’ANGOLO. «La mia angolazione visuale di imprenditore e di presidente di una Associazione di imprenditori, mi fa ritenere che il problema dello sport cittadino risieda in generale nell’approccio», dichiara il presidente Ance, Cicchetti.
NON SOLO EDILI. «Probabilmente l’alternativa risolutiva richiede un coinvolgimento collettivo della cittadinanza, a tutti i suoi livelli, soprattutto quello produttivo, che non è fatto solo di imprenditori edili. Una gestione allargata, che includa tutte le energie che oggi si dichiarano affezionate ai vessilli sportivi delle varie specialità».
AZIONARIATO POPOLARE. «Ma questa rete deve includere un azionariato popolare che riesca a ridare fiducia e sicurezza a eventuali investitori che possano così innestarsi in una comunità sportiva concretamente motivata. Questo darebbe anche un orizzonte più lungo alle realtà sportive e una rappresentanza il più possibile democratica e condivisa dalla città», conclude Cicchetti, «che veramente ama lo sport. Mi rendo conto di quanto la mediazione istituzionale su questo obiettivo non sia facile, ma qualunque soluzione non può prescindere dal consumatissimo, ma pur sempre imprescindibile, “fare squadra” delle forze in campo».
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