Biondi: chiederò una mano a Cialente

Fair play, dopo gli insulti, nel passaggio di consegne in Comune
L’AQUILA. «Io e Massimo ce le siamo date di santa ragione, ma perché siamo due animali della politica, non di professione, che hanno grande passione. Ci siamo sentiti anche subito dopo la mia elezione e non mancherò di chiedergli qualche consiglio. Siamo andati a Roma insieme dal Comitato di indirizzo per parlare dello sviluppo della città e mi ha investito subito delle mie funzioni».
Sembra non ci siano mai stati gli slogan “liberiamo L’Aquila dal gruppo di potere del Pd”, tra Massimo Cialente e Pierluigi Biondi, che ieri mattina si sono scambiati la fascia tricolore dal vecchio al nuovo sindaco, nell’ufficio del primo cittadino, a Palazzo Fibbioni. Dove c’erano consiglieri eletti – anche quello straniero, Nezir Dakaj –, altri non eletti in cerca di incarichi, alcuni dirigenti (che Biondi aveva incontrato invece al completo in un’apposita riunione il giorno prima), il segretario generale del Comune Carlo Pirozzolo, e il sottosegretario Federica Chiavaroli.
Da ieri mattina, alle 12, quindi, Pierluigi Biondi è ufficialmente il nuovo sindaco dell’Aquila, dopo la proclamazione da parte dell’Ufficio centrale della Corte d’Appello (che oggi ufficializzerà anche i nuovi consiglieri comunali), dopo il ballottaggio di domenica con il candidato del centrosinistra Americo Di Benedetto.
Biondi è il quarto sindaco dell’Aquila da quando, con la legge 81 del 1993, è stata istituita l’elezione diretta del primo cittadino. I suoi predecessori sono: Antonio Centi (1994-1998); Biagio Tempesta (1998-2002 e 2002-2007); Massimo Cialente (2007-2012 e 2012-2017).
Passaggio di fascia, di consegne, con abbracci e tanto fair play, al punto che Cialente, quando lui e Biondi hanno dovuto ripetere l’operazione della fascia tricolore dall’uno all’altro, per il ritardo di alcune tv, ha detto: «Per me è un doppio onore».
In molti, però, non ci hanno creduto, dopo gli insulti – soprattutto sui social – lamentati da Biondi (non da parte di Cialente, ma comunque di persone di area Pd e non solo). Così come in pochi credono all’”aiuto” che Cialente potrebbe dare a Biondi: difficilmente chi ha eletto il nuovo sindaco di centrodestra accetterà “consigli” dal primo cittadino uscente. Che ha messo in guardia il suo successore: «A me la politica ha cambiato la vita. Ne risentiranno soprattutto moglie e figli. Ma quando si diventa sindaco, prima di tutto viene la città». Finita la cerimonia di insediamento, il sindaco Biondi ha preso le redini dell’Aquila.
«Ci mettiamo al servizio della comunità, di questa città ancora fortemente lacerata», sono le prime parole ufficiali da sindaco di Pierluigi Biondi, «è un lavoro che dobbiamo fare insieme e ho chiesto ai partiti una giunta autorevole. E all’opposizione chiedo collaborazione, non dimenticando mai stile e garbo, sempre nel rispetto dei ruoli. Ma su alcune questioni – come la ricostruzione – bisogna lavorare insieme, arrivare alle giuste soluzioni. I rapporti con il governo? Chiederemo una normativa adeguata e le risorse giuste per la ricostruzione, la messa in sicurezza delle scuole e lo sviluppo. Ma vogliamo anche discutere con l’Europa il problema delle tasse. Anche in questo caso, auspico una collaborazione, sempre nel rispetto dei ruoli che l’elettorato ci ha assegnato», ha aggiunto Biondi. «I nemici l’amministrazione uscente li ha avuti fuori dalle mura dell’Aquila. E non parlo di Pescara. Se consulterò D’Alfonso? No».
Come dire: noi andiamo per la nostra strada.
Prima di cominciare il lavoro vero e proprio, però, Biondi deve affrontare il discorso della giunta comunale. Stabilito che Guido Liris, il più votato in assoluto, sarà vicesindaco e collaboratore strettissimo del primo cittadino, un’altra certezza (è al 99%) è la carica di presidente del consiglio comunale, sul cui nome, quello di Roberto Tinari (il secondo più votato in assoluto), ci sarà da superare qualche veto. Così come ci sono maggiori convergenze per affidare il settore Ricostruzione a un tecnico esterno (l’ingegnere Sergio De Paulis, pronto a lasciare gli incarichi professionali, che costituirebbero eventuale incompatibilità).
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