Biondi, diario di una vittoria

Il primo cittadino si racconta. Dalla genesi della candidatura alla sua elezione
L’AQUILA. È da poco più di 24 ore sindaco dell’Aquila, probabilmente il più giovane dal 1945 a oggi (ha 42 anni). Ed è già assediato da decine di telefonate. «Datemi il tempo di capì e do’ sto’, sennò non arrivo manco alla prima settimana da sindaco», dice Pierluigi Biondi, il dopo-Cialente, l’espressione del centrodestra e dell’Aquila delusa da dieci anni di amministrazione di centrosinistra, che ha battuto al ballottaggio Americo Di Benedetto (53,52% contro il 46,48%, 16.410 voti contro 14.249).
LA GENESI. Una candidatura, quella di Biondi, nata quasi come il coniglio dal cilindro, quando il centrodestra all’Aquila – finito il lider maximo Berlusconi – era frammentato in mille rivoli. «Tutto è cominciato il 3 marzo scorso», racconta Biondi nel suo comitato elettorale di corso Vittorio. Viso stanchissimo e quasi un filo di voce. «Non dormo da 24 ore. Ieri notte dopo l’esito del voto sono rimasto al comitato fino alle 5 del mattino, poi sono andato a casa e alle 6,30 sono uscito di nuovo per un’intervista tv». E mentre apre il diario virtuale della cavalcata trionfale e della sua genesi, viene interrotto ogni due minuti da una telefonata. Alcuni per un semplice augurio o le congratulazioni, ma molti già lì a chiedere interventi per la tale o tal’altra situazione. «Fatemi capi’ almeno do’ sto’», è la risposta all’ultima delle telefonate, prima di affidare il cellulare al suo inseparabile Giorgio Alessandri, che in fatto di staff della comunicazione e dell’organizzazione fa parte della “genesi” della vittoria, con Alessia Di Giovacchino e Beatrice Di Marco.
PASSIONE POLITICA. «Quel 3 marzo, dicevo», riattacca Biondi, «ho presentato in una manifestazione pubblica di Benvenuto Presente, poi diventata la mia lista, l’idea di città nei miei quattro punti: 1) identità; 2) inclusione; 3) ricostruzione; 4) crescita. Intorno a questa idea si è ricompattato il centrodestra, da Salvini a Forza Italia, intorno a me e al mio partito, che è Fratelli d’Italia. L’Aquila aveva bisogno di persone preparate e con la passione per la politica. Io ho cominciato con le rappresentanze studentesche e poi facendo il sindaco a Villa Sant’Angelo. Ho fatto anche lo sciopero della fame per avere i soldi della ricostruzione per Villa Sant’Angelo».
I RETROSCENA. «Sono stati in molti a chiedere di candidarmi per L’Aquila», rivela il nuovo sindaco, «e in giro circolavano i nomi di Liris, Silveri, Tempesta, Bergamotto. Non ho mai partecipato a questa competizione. Ho solo presentato la mia visione di città e non mi hanno reputato una mezza calzetta. Per questo, una volta ricompattato, nel centrodestra non c’è stato bisogno delle primarie».
BERLUSCONI. Ieri Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è venuta a ricordare innanzitutto che Pierluigi Biondi è espressione del suo partito. Ma l’effetto Berlusconi non si è sentito più di tanto. «Il presidente di Forza Italia non l’ho mai sentito in campagna elettorale e neppure dopo lo strepitoso risultato – molti del centrodestra, che stazionavano ancora come zombie davanti al comitato dopo la “notte brava”, erano ancora increduli – ma il rapporto è stato mutuato da altri, come Renato Brunetta e Giorgia Meloni», racconta Biondi. «È stato contento della mia elezione. Durante la campagna elettorale non ci sono state parole d’ordine precise, ma solo tanto impegno tra la gente».
NESSUNA SORPRESA. «Per questo per me non è stata una sorpresa la mia vittoria. Io sono sempre stato tra la gente, ho fatto altre campagne elettorali e annuso, respiro l’aria degli elettori. Il mio lavoro? Sono dipendente del Comune di Ocre e andrò in aspettativa. Ora devo scappare, perché sono in ritardo alla riunione del Comitato Perdonanza a Palazzo Fibbioni». E si avvia a piedi lungo corso Vittorio, non prima di aver salutato sua moglie, Elisa Marulli, giornalista, che ha vissuto con lui ogni momento, dalla genesi alla vittoria finale. Manca l’ufficialità della proclamazione da parte della Commissione speciale. Ma è questione di lana caprina.
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