Biondi: «Nuovi tamponi per gli operai»

5 Settembre 2020

L’invito del sindaco alle imprese che lavorano alla ricostruzione. L’Api scettica: «Costi in più per le aziende già in difficoltà»

L'AQUILA . Il sindaco invita a ripetere i tamponi agli operai della ricostruzione. Con una lettera, inviata il 2 settembre scorso alle associazioni di categoria, alle organizzazioni sindacali e agli ordini professionali, il primo cittadino Pierluigi Biondi lancia l’appello, «visto l’aumento dei casi di Covid-19, registrati negli ultimi giorni e l’ordinanza sindacale numero 71 del 30 aprile scorso, la cui efficacia ha consentito di isolare i casi positivi, evitando così il diffondersi dei focolai, a voler ripetere gli screening sulle maestranze al fine di consentire la ripresa delle attività in piena sicurezza».
Poche righe, ma chiare. Il Comune sollecita le associazioni datoriali a «fare da tramite» con le aziende, in particolare le imprese impegnate nella ricostruzione post-sisma, perché dopo la pausa estiva ci sia un secondo monitoraggio ad ampio spettro. Un invito che segue, di qualche mese, l’ordinanza sindacale che imponeva i tamponi entro 15 giorni dalla riapertura dei cantieri, dopo il lockdown. «Siamo ancora in attesa di sapere chi pagherà gli screening, effettuati dalle ditte impegnate nella ricostruzione, in seguito all'ordinanza 71», sostiene Massimiliano Mari Fiamma, segretario generale Apindustria della provincia dell’Aquila, «visto che il sindaco Biondi aveva promesso di reperire i fondi necessari al ristoro delle imprese. Ad oggi, come sospettavamo, si richiede alle stesse aziende di tornare a farsi carico delle spese per nuovi controlli sui dipendenti». Una decisione che ha lasciato perplesse le associazioni di categoria. «Appare strano», sottolinea Mari Fiamma, «visto che, tra la Perdonanza e le varie manifestazioni estive, si sono registrate all’Aquila presenze record, con l’affluenza di circa 10mila turisti, da tutta Italia e dall’estero. Almeno tre volte i lavoratori impegnati nella ricostruzione. Non riusciamo a comprendere», aggiunge il segretario generale Api, «come il problema di tenere sotto controllo la curva dei contagi si avverta solo alla riapertura dei cantieri edili». L’Api spiega come «l’indicazione del Comune si tradurrà in un ulteriore costo che andrà a pesare sulle imprese, in un momento di parziale fermo produttivo, in cui non si registrano grandi interventi a supporto delle aziende e del tessuto economico locale».
E torna il nodo delle “indicazioni locali” che vanno a sovrapporsi alla normativa nazionale: «Esiste un protocollo nazionale», ricorda Mari Fiamma, «sottoscritto il 24 marzo scorso, che detta già, puntualmente, le linee guida per le attività produttive, inclusi i cantieri, in relazione all’emergenza coronavirus. Linee guida che le aziende sono obbligate a seguire. Non si comprendono, pertanto», conclude, «le sovrapposizioni locali a una normativa già ben chiara, disposta dal governo centrale».
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