Biondi: «Operaio positivo su 1.800 tamponi eseguiti»

L’annuncio del sindaco che difende l’ordinanza contestata: «Misure efficaci» L’uomo abita fuori città ed è tornato solo per il test. Rianimazione, altri posti letto
L’AQUILA. Un operaio positivo a fronte di 1.800 tamponi eseguiti. Si affretta a darne notizia – con contestuale difesa della contestata ordinanza sui test obbligatori – il sindaco Pierluigi Biondi. Che fa diffondere – proprio nel giorno del “tana libera tutti”, una nota a firma sua e del direttore del Dipartimento Prevenzione Domenico Pompei. Che in alcuni genera panico (c’è chi vuol sapere il nome dell’operaio, chi chiede di tracciare i suoi contatti), in altri consapevolezza.
«ORDINANZA EFFICACE». «Nel corso dei controlli avviati nel centro tamponi di Collemaggio un operaio è risultato positivo. A darne notizia», si apprende dal Comune, «sono il sindaco Pierluigi Biondi e il direttore del dipartimento Prevenzione Asl Domenico Pompei. Si tratta di una persona non residente in città, dipendente di un’azienda non aquilana che non aveva ancora ripreso a operare e che dopo l’effettuazione del test è tornata al proprio domicilio ancor prima che ne fosse noto l’esito». «Su oltre 1.800 tamponi», dichiarano Biondi e Pompei, «è stato riscontrato, sino a oggi, un solo episodio di positività. Sono state immediatamente avviate tutte le procedure previste sia dal punto di vista sanitario sia per ricostruire la filiera di contatti tenuti dal lavoratore. L’ordinanza del 30 aprile, nonostante le perplessità e le critiche ricevute da alcune associazioni di categoria e sigle sindacali, sta mostrando la sua efficacia e ha consentito non solo di intercettare immediatamente un contagiato, ma anche di avviare un sistema di controlli a salvaguardia della sua salute, quella dei colleghi e, persino, dell’azienda stessa», concludono Biondi e Pompei. Lo screening ha consentito di impedire l’insorgenza di un possibile focolaio che, molto probabilmente, avrebbe coinvolto anche altri addetti con conseguente blocco dei lavori per un periodo non breve. Ciò ha certamente contribuito, inoltre, a salvaguardare la salute pubblica in una città immune da contagi dal 19 aprile».
TERAPIA INTENSIVA. Sul fronte sanitario, la grande gara di solidarietà attivata per l’emergenza ha ispirato e fatto scattare un progetto innovativo destinato a essere pilota in campo nazionale: il potenziamento, con donazioni private, con una decina di posti in più del reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale, per un investimento di circa due milioni. I posti letto saranno realizzati in uno spazio individuato sopra al pronto soccorso e si aggiungeranno agli otto già in funzione nel reparto. Nei giorni scorsi c’è stata una riunione dei promotori dell’iniziativa, per fare il punto sul progetto: finora, sono stati raccolti 520mila euro che serviranno a costruire il primo lotto con 4 posti letto, secondo i migliori standard tecnologici. A comunicare lo stato dell’arte con un post su Fb, il primario di Anestesia e Rianimazione, Franco Marinangeli, al termine di un incontro al quale hanno partecipato, tra gli altri, l’ex presidente della Fondazione Carispaq Roberto Marotta; il direttore generale David Iagnemma (in rappresentanza di un’istituzione che ha contribuito con 150mila euro); Nunzio Buzzi e Tiziano Capannolo per l’associazione Vado, tra i principali fautori del progetto, realtà che opera nell’Hospice Casa Margherita dell’Aquila, che ha raccolto 170mila euro; Giorgio Paravano e Paolo Aloisi dell’Aquila per la Vita, che ha contribuito con 100mila euro; il presidente dell’Ance dell’Aquila Adolfo Cicchetti e il suo collega imprenditore Eliseo Iannini, presidente della commissione Covid e dirigente della stessa associazione di categoria, che hanno versato contributi da parte di diverse imprese aquilane pari a 100mila euro. Il professor Marinangeli ha chiesto di accelerare sull’ampliamento e l’uso immediato delle donazioni, «per necessità, ma anche per dare subito evidenza di efficienza ed efficacia, e per rispetto», ha affermato, «degli innumerevoli cittadini e associazioni che hanno dato il loro generoso contributo». Per dare massima trasparenza alla procedura è stato chiesto un comitato di garanzia per l’utilizzo dei fondi. Alla riunione ha partecipato anche Paola Federici, coordinatrice del Tribunale per i diritti del malato

