Blitz degli agenti in una pizzeria Va a monte la riunione dei no vax

Nel locale, che aveva le saracinesche abbassate, c’erano attivisti contrari anche al Green pass La proprietaria ha tenuto ieri i battenti chiusi per protesta contro la polizia. Sanzioni in arrivo
SULMONA. Hanno fatto irruzione in una pizzeria chiusa per riposo settimanale, mentre era in corso una nutrita riunione di attivisti no vax, no Green pass. Gli agenti sono entrati nel locale identificando tutti i presenti tra i quali c’era anche Marco D’Amato,esponente no vax originario di Villanova sospeso dal lavoro perché non vaccinato.
L’uomo è al centro di un’iniziativa indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale D’Amato si appresta a consegnare una proposta con la quale si dice pronto ad accettare «il ricatto del vaccino», per poter essere reintegrato nel posto di lavoro, «a patto che il presidente della Repubblica, si assuma la responsabilità e l’onere, di provvedere alla crescita del proprio figlio minore, nel caso si verificassero reazioni avverse al siero». Durante la cena, con alcuni amici sulmonesi, nel locale è arrivata la polizia. A raccontare l’irruzione è stata la proprietaria del locale Daniela Colaberardino, la quale ieri mattina, in segno di protesta contro le forze dell’ordine, ha deciso di tenere chiuso il locale affiggendo un cartello con su scritto: «Oggi 15 febbraio 2022 il locale resterà chiuso per aderire al giorno della vergogna, in cui è stato abbattuto il primo principio della Repubblica: il diritto al lavoro».
«A locale chiuso, con saracinesca abbassata, registratore spento, così come le luci dell’insegna e della sala principale, ho notato una pattuglia davanti a Porta Napoli», racconta la titolare che si era allontanata dalla pizzeria per dar da mangiare ai suoi cani. «Appena arrivata nella sala, ho avuto un sobbalzo, sentendo forti colpi di mano sulla saracinesca e notando la presenza di un numero considerevole tra agenti e ispettori di polizia. Educatamente mi sono avvicinata all’ingresso», continua la titolare, «per chiedere cosa stesse accadendo e sono stata invitata ad alzare la serranda. Sono entrati sei poliziotti, come se avessero colto in flagranza di reato un clan di malavitosi, ma subito ho dichiarato che non era possibile effettuare controlli di nessun genere perché il locale era già chiuso al pubblico da giorni e in quel momento era da considerarsi proprietà privata, utilizzato solo per una pizza tra amici».
Di diverso avviso la polizia che afferma di aver invece operato nel massimo rispetto della normativa, richiamando a tal proposito l’articolo 16 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza: «Gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza hanno facoltà di accedere in qualunque ora nei locali destinati all’ esercizio di attività soggette ad autorizzazioni di polizia e di assicurarsi dell’adempimento delle prescrizioni imposte dalla legge, dai regolamenti o dall’autorità».
«Sì ma il locale era chiuso e non aperto», è la replica della proprietaria. A quel punto», continua il suo racconto, «ho chiesto la presenza del gruppo che stavo ospitando e ho consegnato alla polizia l’atto sostitutivo del comitato internazionale per la tutela dei diritti costituzionali dell’uomo. Dopo trenta minuti di richieste e spiegazioni da parte dei malcapitati, circa le violazioni che gli venivano contestate, il gruppo di avvocati di supporto agli attivisti no vax in questione, tramite dirette video, mi hanno consigliato di non firmare alcuna dichiarazione e di invitare gli agenti ad andare via».
Ma la vicenda è tutt’altro che chiusa.
Dal commissariato, infatti, starebbero per recapitare alla titolare della pizzeria una serie di contestazioni e violazioni con relative sanzioni amministrative che ammonterebbero a migliaia di euro.
«A me non hanno notificato nulla», precisa Daniela Colaberardino. «Domani (oggi per chi legge) riapro e poi staremo a vedere: di certo non resterò con le mani in mano».
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