Bollette e spesa, prezzi alle stelle Sale l’allarme anche in provincia

Lo studio Confindustria sul paniere: elettricità aumentata del 48,7%, alimenti come la carne del 35,4% «Più costi per le imprese, meno consumi delle famiglie. Così l’economia dell’Aquilano sta rallentando»
L'AQUILA. Crescono i prezzi e diminuisce il potere di acquisto delle famiglie, ora costrette a spendere di meno. Un quadro preoccupante anche in provincia dell'Aquila, dove sta rallentando l’economia, almeno secondo il rapporto del Centro studi di Confindustria riferito all’andamento dei costi nel mese di luglio. E i dati sono impressionanti e in peggioramento. In un anno la bolletta dell’energia elettrica è cresciuta del 48,7%, quella del gas del 27,7%. Mentre i generi alimentari sono saliti complessivamente dell’8,7%, ma con punte vertiginose oltre il 30 per cento. «L’effetto sarà un’ulteriore contrazione della domanda, di cui risentiranno in modo pesante l’economica e le aziende del territorio», dice lo studio.
PREZZI ALLE STELLE
«I rincari di energia e alimentari, accentuati dalla guerra, e il loro impatto su costi e margini delle imprese e su inflazione e potere d’acquisto delle famiglie, con i tassi di interesse più alti, stanno frenando l’economia della provincia dell'Aquila», rileva Confindustria L’Aquila. «L’inflazione in Italia continua a salire su valori che non si vedevano dal 1985», afferma Confindustria L’Aquila, «la corsa dell’inflazione è trainata, soprattutto, dai prezzi elevati delle materie prime energetiche e alimentari. I rincari si traducono in Italia in un +48,7% annuo dei prezzi energetici al consumo e in un +8,7% per quelli alimentari. Per le famiglie, il rialzo dei costi finali dei prodotti si traduce in una maggiore spesa, a parità di volumi, considerato anche che energia e alimentari sono difficilmente comprimibili». Con un tasso di inflazione aumentato dell’8%, anche tutte le voci di spesa sono in crescita su base annua. Se i generi alimentari, come detto, sono cresciuti complessivamente dell’8,7%, il prezzo della carne in provincia è salita del 35,4%. Il latte invece del 20%, l’olio di semi del 19,9%, quello di oliva dell’11% in media. La pasta è aumentata del 14%, la frutta e la verdura del 13,5%, il burro del 10,8% e il pane del 3,7%.
CONTRAZIONE DELLA SPESA
«Ciò potrebbe spingere a rimandare o ridurre l’acquisto di alcuni beni e servizi, che siano giudicati non essenziali», evidenzia Confindustria, «in direzione opposta agisce il risparmio accumulato dalle famiglie nel periodo della pandemia, che è un serbatoio di risorse cui alcune famiglie, sebbene non tutte, possono attingere a fronte della maggior spesa per beni e servizi». L’effetto netto di queste due forze contrapposte, secondo il Centro studi di Confindustria sarà «una frenata dei consumi, nel corso del 2022, rispetto a quanto si sarebbe avuto senza il balzo dei prezzi. Inoltre, lo scudo rappresentato dall’extra-risparmio tenderà man mano ad esaurirsi, se i rincari dei prezzi non si attenueranno: finite quelle risorse, i consumi, quindi la domanda». Aggiunge Confindustria L’Aquila: «la Banca d’Italia segnala un peggioramento della domanda e una maggiore incertezza nel secondo trimestre del 2022. La fiducia delle imprese manifatturiere registra un piccolo recupero a giugno, dopo un lungo calo. La produzione industriale, in calo a maggio come atteso, è in aumento nella media del 2° trimestre, con una dinamica nella prima metà di quest'anno in leggera ripresa. Le imprese industriali, dunque, mostrano resilienza, ma è da tenere sotto osservazione il significativo trend di svalutazione dell'euro, crollato a 1,01 dollari per euro in media a luglio».(l.t.)
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