Bollo auto, chiesto il pagamento del 2009

24 Marzo 2023

Decine di cartelle dell’Agenzia delle entrate anche con interessi e sanzioni, è un recupero crediti per conto della Regione

L’AQUILA. Il Fisco non dimentica. Anche se sono passati 14 anni e di mezzo c’è stato un terremoto distruttivo. Ieri molti aquilani – il dato non è certo ma si parla di centinaia di posizioni – si sono visti arrivare dall’Agenzia delle entrate-Riscossione una cartella con la quale si chiede il pagamento del bollo auto del 2009. Sì, avete letto bene: 2009, l’anno del sisma che ha provocato 309 vittime. Con un certo tempismo le cartelle arrivano a pochi giorni dal 14esimo anniversario del terremoto. Va subito detta una cosa. L’Agenzia delle entrate fa solo da esattore per conto della Regione Abruzzo. Infatti, la prima frase della cartella è: «Gentile signore/a di seguito trova il dettaglio delle somme che l’Ente creditore (la Regione) ci ha incaricato di riscuotere». Le cifre da pagare variano da 40 a 200 euro. Quasi la metà sono interessi e sanzioni. Ma la domanda che molti si stanno facendo è: come mai dopo 14 anni ai terremotati viene chiesta questa “tassa”?
I motivi nella cartella sono spiegati, ma bisogna leggerli almeno 20 volte per raccapezzarsi nel burocratese.
Da quello che si capisce le cose dovrebbero essere andate così. Fra il 2009 e il 2010 ai terremotati vennero sospese le tasse (fra cui Irpef e bollo auto). Il primo gennaio del 2012 iniziò la restituzione al 40 per cento e in 120 rate (10 anni). Il primo gennaio 2022 sono scaduti i 10 anni e la Regione è andata subito a vedere chi non aveva pagato il bollo del 2009 e non lo aveva fatto nemmeno entro i 10 anni previsti (2012-2022). Di fatto quasi tutti gli aquilani, molti dei quali, nel terremoto, la macchina l’avevano persa sotto le macerie. Questo spiega perché non è scattata la prescrizione. La legge prevede che per il bollo auto il pagamento si prescrive in tre anni. In questo caso i tre anni non partono dal 2009 ma dal primo gennaio del 2022, data entro la quale c’era tempo per pagare. In 10 anni però non è mai giunto un sollecito e dai burocrati regionali non è arrivato nemmeno – salvo errori – un avviso ai naviganti, della serie: pagate entro il primo gennaio 2022 altrimenti vi manderemo una cartella con interessi e sanzioni che, fatti due conti, pesano sul pagamento richiesto per un 40 per cento abbondante. Quindi la restituzione “al 60 per cento” diventa in pratica al “20 per cento”. Tra l’altro è possibile che all’epoca qualcuno dei “tartassati” quel bollo lo aveva pure pagato. Ma vai adesso a ritrovare la ricevuta. È c’è pure chi la macchina l’aveva “persa” sotto le macerie. La via di uscita c’è: fare causa. E fra 5-6 anni il “terremotato” finirà per pagare 10 volte tanto.
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