Bombe sotto le auto, un sospettato Trovati frammenti degli ordigni

Gli investigatori ipotizzano una vendetta maturata nell’ambito lavorativo: ascoltati i due imprenditori Nuova ispezione dei carabinieri sui luoghi delle esplosioni, acquisiti filmati di telecamere private
CELANO. Una ritorsione o un atto intimidatorio mirato, maturato nella sfera lavorativa. È l’ipotesi investigativa degli inquirenti che indagano sul doppio attentato incendiario avvenuto nella notte tra lunedì e martedì a Celano, ai danni di Francesco Paris e Simplicio Lumacone, titolari della Kolbert 2000, azienda specializzata nella rivendita di piastrelle, sanitari e arredobagno, con sede lungo la Tiburtina Valeria. Dopo la mezzanotte sotto le auto di proprietà dei due imprenditori, un’Audi A4 e una Mercedes Classe A, parcheggiate in strada (in punti differenti), sono stati fatti esplodere due ordigni rudimentali simili a bombe carta. Un atto criminale che ha destato notevole allarme sociale in città, dove i due soci sono molto conosciuti.
UN SOSPETTATO. Titolare del fascicolo d’inchiesta è il pubblico ministero Elisabetta Labanti, che coordina le indagini portate avanti dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Avezzano, agli ordini del tenente Bruno Tarantini. C’è un sospettato, un uomo che ha avuto rapporti coi due imprenditori, proprio nell’ambito della loro attività. Intanto, ieri mattina in cerca di indizi utili a incastrare l’autore del raid, i carabinieri della stazione di Celano, guidati dal maresciallo Pietro Finanza, sono tornati sui luoghi delle esplosioni per verificare la presenza di eventuali telecamere di videosorveglianza che possano aver ripreso l’attentatore in azione. In zona, infatti, diverse abitazioni sono dotate di un sistema di immagini a circuito chiuso. Immagini che verranno acquisite. Al momento, gli investigatori hanno ascoltato i due imprenditori per capire se negli ultimi tempi avessero ricevuto minacce tali da far presagire un simile gesto. «Non sappiamo chi possa essere stato a far esplodere le nostre auto», hanno dichiarato Paris e Lumacone agli inquirenti, «non abbiamo sospetti su nessuno o contrasti di natura personale e lavorativa». Nei prossimi giorni potrebbero essere ascoltati anche dei testimoni.
S’INDAGA SUL MOVENTE. Nelle prime fasi l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulle sfere personali e professionali dei due imprenditori celanesi. Al momento la pista investigativa più accreditata è che gli attentati siano maturati nell’ambito lavorativo. Resta, però, da individuate il movente. Sequestrate dai carabinieri, l’Audi A4 e la Mercedes Classe A saranno sottoposte ad accertamenti tecnici, così come i resti degli ordigni rudimentali ritrovati dai carabinieri sul luogo di entrambe le esplosioni. Con probabilità, da un primo riscontro i frammenti rinvenuti sembrano appartenere a due bombe carta fatte in casa. Sulle quali potrebbero esserci impronte.
I FATTI. La prima esplosione intorno a mezzanotte è stata avvertita in via Giuseppe del Pezzo, a pochi passi da piazza IV Novembre. Inizialmente i residenti hanno pensato a un fulmine caduto nelle vicinanze o allo scoppio di un petardo, prima di rendersi conto che un’auto era finita nel mirino. Mente i vigili del fuoco stavano cercando di spegnere l’incendio della prima automobile, e mettere in sicurezza la zona, è stata avvertita una seconda deflagrazione, non molto distante. I soccorritori sono stati dirottati su via del Sagittario nel quartiere Coste Aia che dista circa 300 metri dal luogo della prima esplosione. Anche in questo caso vigili del fuoco e carabinieri hanno potuto constatare la presenza di una seconda macchina danneggiata dallo scoppio di un ordigno rudimentale. Le due bombe carta sono state fatte esplodere a distanza di circa dieci minuti l’una dall’altra. Forse l’attentatore ha approfittato del caos generato dalla prima auto in fiamme per entrare di nuovo in azione.
DANNI. L’onda d’urto che si è generata nelle due esplosioni ha causato danni anche alle case circostanti e alle altre macchine che erano parcheggiate in strada, mandandone in frantumi i vetri.
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