Bombe sulla stazione, 80 anni dopo: commosso ricordo delle 104 vittime

28 Agosto 2023

Familiari e istituzioni si ritrovano sul Binario 1: l’inno nazionale, alle 11.27 il triplice fischio di un locomotore Il vicesindaco Casciani: «Importante trasmettere il ricordo». Inaugurata una mostra all’Archivio di Stato

SULMONA. Il triplice fischio di una locomotiva ha ricordato alle 11.27 di ieri il momento del tragico bombardamento della stazione ferroviaria di Sulmona. La mattina del 27 agosto 1943 le bombe furono sganciate da sessantanove fortezze volanti angloamericane, decollate da Etousa, località della Tunisia. Furono 104 le vittime identificate, oltre a circa 400 feriti. La cerimonia dell’ottantesimo anniversario del bombardamento, a causa del cantiere ancora allestito nel piazzale dello snodo ferroviario, si è svolta davanti alla lapide con i nomi dei 29 ferrovieri caduti quel giorno, ubicata al Binario 1, ed è stata introdotta dall’inno nazionale. Il vicesindaco Franco Casciani, accompagnato dal comandante dei carabinieri Tony Di Giosia, ha deposto una corona d’alloro alla lapide. L’altro monumento, dedicato a tutte le vittime, è stato al momento spostato in attesa della conclusione dei lavori nel piazzale antistante la stazione ferroviaria.
INAUGURAZIONE MOSTRA
Prima della commemorazione, è stata inaugurata la mostra documentaria, allestita nella sede della sezione sulmonese dell’Archivio di Stato, dove resterà aperta fino al 20 settembre, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 16. Nella mostra vengono descritti gli avvenimenti fondamentali che interessarono Sulmona e il territorio con un’intensa organizzazione della protezione antiaerea, già a partire dal 1936, concretizzata nell’individuazione di rifugi e trincee nei punti più idonei, fino al momento più drammatico causato dalle azioni belliche condotte dalle forze alleate tra il 27 agosto 1943 e il 30 maggio 1944.
TESTIMONIANZE
Fu una vera e propria carneficina, con i superstiti che urlavano sconvolti per le strade cittadine: «Hanne zappate la stazione». Tra le testimonianze di queste scene raccapriccianti, c’è quella di Gabrio Colaprete, ex edicolante di corso Ovidio, all’epoca 15enne. Ancor oggi ha i segni della cicatrice provocata da una scheggia che lo aveva colpito tra la mano e il polso. Fortunatamente riuscì a mettersi in salvo insieme al papà Francesco quando, poco dopo le 11, recatosi alla stazione per ritirare il pacco di giornali che arrivava da Roma, sentì il suono della sirena e l’edicolante della stazione consigliò di andare via. «Ricordo che i cadaveri venivano trainati fino al vecchio ospedale, in zona Annunziata», racconta, «tutte vite spezzate e ammucchiate».
ENORME DOLORE
Tutti hanno sottolineato il significato di questa commemorazione, partecipata da autorità civili, militari e religiose e cittadini, tra i quali quelli che hanno perso familiari, colleghi e amici. Presenti il presidente emerito dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, che appena 12enne, fu testimone di quella tragedia, e l’avvocato Lando Sciuba, intervenuto per ricostruire la storia di quei giorni tragici, già riportata nel suo volume “La via dell’onore”.
LE ISTITUZIONI
Sono intervenuti il presidente del consiglio comunale, Cristiano Gerosolimo, e il vicesindaco Casciani, che ha affermato: «Proprio oggi che vanno sparendo quelle memorie vive, è ancora più importante il ricordo che ognuno di noi si deve impegnare a trasmettere». Presente, inoltre, il vescovo Michele Fusco.
MESSAGGIO DI PACE
È stata un’occasione per lanciare un messaggio di pace tra popoli e nazioni, «contro ogni guerra e forma di violenza», per ribadire «l’importanza del dettato costituzionale, che sancisce il principio e valore del ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».