Bonifica, la grana del caro-bollette

Pratola, i produttori chiedono al nuovo consiglio di rivedere i criteri di pagamento
PRATOLA PELIGNA. Rinnovato il consiglio dei delegati nel Consorzio di Bonifica Aterno Sagittario, scoppia la polemica sul caro bollette.
A protestare contro gli aumenti sono soprattutto i coltivatori della zona del Tirino. «Se continuano questi salassi saremo costretti a svendere i terreni a favore di qualche grande produttore», lamenta Leandro Fontecchio, di Capestrano, «non è possibile pagare 145 euro a ettaro e non tenere conto che su quei terreni la resa del prodotto coltivato è minore, rispetto a quello che si paga». Il riferimento è soprattutto alle produzioni di cereali spesso non in grado di coprire i costi per la produzione, e la tassa consortile aumentata del 10%.
A dare man forte al consorziato, anche Dino Rossi, del Cospa: «Sarebbe il caso di far pagare le bollette in base al reale consumo di acqua e non sul semplice possesso del terreno, in questo modo non si rende un vero servizio ai consorziati, ma si fanno gli interessi solo di una parte del mondo agricolo». La polemica riguarderebbe la presenza di grandi produttori di colture, come la vite, la cui attività, soprattutto nella zona della Valle del Tirino, potrebbe necessitare di un maggiore utilizzo di acqua rispetto ad altre colture. L’appello dei consorziati è rivolto anche ai nuovi 8 eletti del consiglio dei delegati. Tra loro Marco Iacobucci, ex presidente del Consorzio, che con 686 preferenze arrivate dall’intera Valle Peligna è stato il più votato. «Un risultato che premia il lavoro fatto durante la mia presidenza», ha commentato Iacobucci, «ora è necessario darsi da fare per ricompattare tutto il territorio». A far sentire il loro malcontento, oltre ai consorziati della zona del Tirino, anche i coltivatori dell’area dell’Alto Aterno, dove si sono registrate cali di voto maggiore rispetto ad altri territori. (f.c.)
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