Botta e risposta Vespa-Tiboni nel ricordo dei moti del ’71
L’AQUILA. La polemica sul trasferimento della Corte d’Appello è stata di recente rinfocolata dal ricordo dei moti del ‘71 per la sede della Regione. L’ha riaccesa il botta e risposta tra il...
L’AQUILA. La polemica sul trasferimento della Corte d’Appello è stata di recente rinfocolata dal ricordo dei moti del ‘71 per la sede della Regione. L’ha riaccesa il botta e risposta tra il giornalista aquilano Bruno Vespa e l’avvocato pescarese Carla Tiboni sul tentativo di trasferire l’ufficio giudiziario dall’Aquila a Pescara subito dopo il devastante terremoto del 2009. «C’è stata una grande solidarietà», sono state le parole di Vespa che hanno riaperto la questione a marzo, «ma non posso dimenticare che a un certo punto, solo per un caso fortuito fu evitato che qualche città, non dico quale, scippasse la sede della Corte d’Appello, perché appunto il Palazzo di giustizia dell’Aquila era ridotto com’era. Oggi parlare di campanilismo diventa imbarazzante. Perché basta guardare il mondo e vedere quant’è piccola l’Italia e quanto è piccolo l’Abruzzo per capire che il campanilismo non serve in un mondo globalizzato in cui dovremmo stringerci l’un l’altro».
Immediata la replica di Tiboni. «Nessuno, in un momento così difficile, ha cercato di scippare la Corte d’Appello all’Aquila», ha precisato. «Le cose sono andate diversamente, come racconta la storia. Di fronte all’impossibilità di lavorare a causa del crollo degli uffici giudiziari aquilani, Pescara si offrì di ospitare la Corte d’Appello, anche in virtù di un palazzo di giustizia il cui progetto prevedeva l’istituzione della sezione distaccata. Perché non è così grave che ci sia una sezione distaccata della Corte d’Appello, se ciò può razionalizzare l’organizzazione della giustizia e di coloro che vi lavorano. Non vi fu quello che potrebbe sembrare sciacallaggio, ma solo un tentativo di non paralizzare la macchina della giustizia».

