Botte e rapina, sgominata la baby gang

In carcere due minori, ricercato un 18enne: sono accusati di aver aggredito due ragazzi e usato la loro carta di credito
L’AQUILA. Sgominata una delle baby gang che da mesi tengono sotto scacco L’Aquila, provocando un’ondata di terrore (e di polemiche). I carabinieri hanno infatti arrestato e portato in carcere due 17enni. Un terzo giovanissimo, da poco maggiorenne, è invece ancora ricercato. Tutti e tre sono di origine egiziana e ospiti di una casa famiglia della zona, così come gli altri cinque complici. Sono accusati di concorso in rapina, di lesioni personali aggravate e di indebito utilizzo di una carta di pagamento elettronico rubata alle vittime.
LA VIOLENZA
L’indagine è partita dopo il grave caso di violenza avvenuto l’11 novembre scorso in città. I tre, con la complicità degli altri cinque ragazzi (anche loro sono indagati ma a piede libero, perché ritenuti avere un ruolo marginale nella vicenda), sono accusati di aver aggredito due giovani fratelli di origine albanese e ben integrati in città, poco più grandi di loro.
Secondo quanto ricostruito, li hanno prima circondati, poi colpiti con calci, pugni e bastonate, tanto che uno dei due fratelli ha avuto bisogno delle cure ospedaliere e ha avuto 30 giorni di prognosi.
Infine, una volta a terra, li hanno derubati di un portafoglio che conteneva i documenti personali e una carta di credito. Quest’ultima è stata utilizzata dal gruppo per piccoli pagamenti nei bar della città, consentendo quindi agli investigatori di ricostruire anche gli spostamenti successivi della baby gang di egiziani.
L’INDAGINE E L’ARRESTO
Il racconto dei testimoni dell’aggressione e degli spostamenti successivi dei ragazzi è stato incrociato con l’orario e il luogo dei pagamenti effettuati. Ma anche con le immagini delle telecamere di videosorveglianza pubblica e dei privati.
Tutto questo ha permesso ai carabinieri della compagnia dell’Aquila di ricostruire nel dettaglio l’accaduto e di individuare tutti e otto i giovani coinvolti nell’aggressione.
Dopo aver ricevuto l’informativa dei militari dell’Arma, il procuratore della Repubblica per i minorenni dell’Aquila Davide Mancini, che ha coordinato le indagini, ha chiesto la misura del carcere per i tre egiziani ritenuti i promotori e i fautori dell’atto di grave violenza.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha quindi accolto la richiesta, motivando con la necessità di una adeguata risposta da parte delle autorità e con la concreta pericolosità manifestata dai tre principali indagati.
I carabinieri, come detto, sono intervenuti ieri mattina per arrestare i tre. Uno dei diciassettenni è stato rintracciato e arrestato all’Aquila, un altro a Firenze. Sono stati quindi traferiti in strutture penitenziarie per i minorenni, con il successivo obiettivo del recupero e del reinserimento in società. Il terzo, diciottenne, non è stato invece trovato: continua la caccia in giro per l’Italia. (l.t.)
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