«Bugie in tv, ricostruzione all’80%»

I costruttori dell’Ance si scagliano contro un servizio: «Noi feriti nell’orgoglio»
L’AQUILA. Un servizio televisivo nazionale sul canale La7 fa infuriare i costruttori aquilani. «Siamo indignati»: così il presidente dell’Ance provinciale Gianni Frattale in una nota con cui si scaglia contro la trasmissione “L’aria che tira”, che lunedì mattina si è collegata in diretta con un inviato all’Aquila per fare il punto sulla ricostruzione, dopo aver parlato della situazione in Emilia Romagna nel post-alluvione.
«È andato in onda un tipico esempio di distorsione dei fatti con inquadrature selezionate accuratamente e un racconto giornalistico fazioso, funzionale al racconto della città ancora scandalosamente indietro con la ricostruzione», scrive Frattale, continuando: «La questione ci tocca nell’orgoglio non solo come imprenditori che hanno partecipato in larga parte all’opera di ricostruzione con serietà e zelo, ma anche come cittadini aquilani che rifiutano il pregiudizio dell’indolenza meridionale».
E ancora: «Quella dell’Aquila si è imposta nell’antologia delle ricostruzioni come un modello di efficienza esportabile ed è pura menzogna ritrarre in tv una città con un centro ancora puntellato e in macerie. È il caso delle inquadrature insistenti della trasmissione sull’unico palazzo del corso stretto che attende ancora l’apertura del cantiere, soprassedendo su tutti gli altri edifici intorno riportati all’originale bellezza e animati da negozi, locali e residenti».
Quindi l’affondo di Frattale: «Se le trasmissioni di intrattenimento hanno bisogno di sensazionalismo per colpire il pubblico disattento, suggeriamo di concentrarsi su quanto fatto davvero nella nostra ricostruzione, con tutti i governi che si sono succeduti, bianchi o neri che fossero. È già sufficientemente sensazionale che in 14 anni, seppure lunghi per chi li ha vissuti nella privazione di luoghi, servizi e socialità, la città è oggi in grado per l’80% di accogliere non solo i suoi residenti, ma flussi turistici mai visti prima. E questo è merito di tutti: governi, amministrazioni locali, costruttori, progettisti, commercianti, operatori culturali e cittadini resilienti. Anche le buone notizie dovrebbero fare notizia e con “L’aria che tira” ce n’è bisogno».

