Buoni spesa, scontro politico con tremila famiglie a secco

Cgil all’attacco: «Uno stop per vendetta». Ma il centrodestra difende Biondi
L’AQUILA. I buoni spesa terreno di scontro politico. Con le 3mila famiglie beneficiarie del contributo che restano a secco. Almeno fino al 20 maggio, salvo sorprese. Bufera politica sul Comune dopo la decisione del sindaco Pierluigi Biondi di fermare l’erogazione dei buoni, all’esito di una sentenza del Tar che ha riammesso una famiglia – ingiustamente esclusa – a inoltrare domanda.
CGIL ALL’ATTACCO. «La Cgil apprende con preoccupazione e rabbia la decisione di sospendere i buoni spesa a tutti gli aventi diritto. Il decreto del Tar va in altra direzione. Dispone, infatti, l’ammissione con riserva di una famiglia non residente nel Comune dell’Aquila, dove però è domiciliata e produce, chiaramente impossibilitata a raggiungere il comune di residenza. Il Comune avrebbe dovuto adempiere soltanto al decreto, consentendo alla famiglia di presentare la domanda affinché venisse valutata nel merito. Il sindaco, però, dispone in solitudine, ma in coerenza con altre misure di esclusione già previste nella gestione dell’emergenza, di bloccare la consegna fino al 20 maggio per tutti, aumentando le difficoltà di ben 3.000 persone già duramente colpite e, pertanto, fatte oggetto di norme nazionali che nascevano con l’intenzione di non lasciare solo nessuno. Ci piacerebbe dire che troviamo incomprensibile questo atto, ma temiamo di riuscire a comprenderlo fin troppo bene e di riuscire a inquadrarlo all’interno di atteggiamenti e comportamenti ad excludendum messi in campo da quest’amministrazione. Nel dispositivo del primo cittadino c’è una posizione di carattere puramente politico, ma di una politica divisiva, esclusiva e vendicativa».
LA DESTRA. Ma il centrodestra fa quadrato attorno a Biondi. Per i consiglieri Luca Rocci (L’Aquila Futura), Ersilia Lancia (Fd’I), Giorgio De Matteis (FI), Francesco De Santis (Lega), Luciano Bontempo (Udc) «il pasticcio del governo nazionale si ripercuote a livello locale e, mentre nei fatti è chiaro che ci troviamo tutti a fare i conti con le conseguenze degli spritz e degli hashtag “abbraccia il cinese”, la sinistra aquilana, tutta, prosegue irresponsabilmente a buttarla in caciara, arrivando a stigmatizzare in via strumentale la scelta compiuta da quest’amministrazione circa l’individuazione dei beneficiari dei buoni spesa, questa volta forte di una pronuncia del Tar, con la quale pure dovremo confrontarci. Tuttavia siamo convinti della bontà delle scelte. La giunta ha inteso individuare criteri di buonsenso che continuiamo a ritenere validi nell’ottica di offrire un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà. L’assenza di disposizioni su criteri e modalità di erogazione giustifica la discrezionalità dell’amministrazione che, richiamando il criterio della residenza, lungi dal voler applicare alcun “prima gli aquilani”, in una chiara situazione di emergenza, ha dovuto piuttosto ancorare la propria azione a criteri certi e immediati, cercando pure di intercettare nuove povertà inedite e sconosciute. Analoghe scelte sono state compiute anche da comuni non amministrati dalla destra. L’amministrazione Biondi, tramite associazioni e alpini, ha distribuito, prima dell'operatività del bando e al riparo di qualsivoglia criterio di status, razza, religione, circa 6 quintali di derrate. Accanto a un governo che ha avuto da subito poche e confuse idee, s’accosta ora pure la burocrazia della giustizia amministrativa che ritarda un intervento che avrebbe potuto essere immediato».

