Buttati insalata, finocchi e cavoli. Il blocco tir beffa le imprese del Fucino

Giorni di silenzio nei piazzali delle aziende agricoli, nella piana d’Abruzzo si contano i danni.
Gli effetti dei blocchi dei camion paralizzano il commercio: «Il racconto è andato già a male»
AVEZZANO
Tre giorni di silenzio nei piazzali delle aziende del Fucino, con i camion bloccati lungo le autostrade del centro-sud e le cassette di verdura ferme ad aspettare un carico che non arrivava. Da mercoledì sera la situazione è andata via via migliorando e ieri qualche tir è tornato lentamente a caricare. Ma il conto dei danni, per gli agricoltori marsicani, è già salato.
Il blocco ha colpito nel momento peggiore, in piena raccolta degli ortaggi. Il Fucino, in questo periodo dell’anno, rifornisce i consumatori italiani con circa il 60% dei prodotti orticoli, e gran parte della merce è destinata proprio al centro-sud: mercati, piattaforme della grande distribuzione, industrie di lavorazione e trasformazione, molte delle quali si trovano proprio al sud. Con i mezzi fermi sulle autostrade, i prodotti sono rimasti bloccati e invenduti.
«Per due-tre giorni è stato tutto fermo», spiega il direttore di Confagricoltura Abruzzo Stefano Fabrizi, «i nostri prodotti, a eccezione delle patate e delle carote, sono molto deperibili, insalate, zucchine, finocchi, cavoli, e di conseguenza si sono verificati dei danni. Anche la commercializzazione è venuta meno, un grave danno». Una perdita doppia, dunque: la merce che si è deteriorata e il mercato che si è fermato, con ordini e consegne saltati.
Nei giorni più critici proprio Confagricoltura aveva lanciato l’allarme con toni durissimi. Il presidente Fabrizio Lobene aveva inviato una comunicazione urgente ai vertici regionali e nazionali, segnalando che dal Fucino «non partiva più nulla» verso mercati, piattaforme della grande distribuzione e imprese agroalimentari del centro e sud Italia. Accanto ai prodotti deperibili, in pratica tutte le verdure a foglia, i pomodori e i finocchi, c’erano anche carote e patate. Proprio per questo, Lobene aveva chiesto un intervento immediato dell’esecutivo. «A questi livelli», aveva affermato il presidente, «non bastano più comunicati stampa ma richieste al Governo nazionale con assoluta urgenza».
Quattro i punti messi sul tavolo: il ripristino dell’ordine pubblico, la sospensione delle accise sui carburanti, la sospensione dei contributi agricoli per dipendenti e autonomi e quella degli interessi passivi sui mutui. Per Confagricoltura, la questione va ben oltre i bilanci delle singole aziende. «Fermare con blocchi, intimidazioni e atti di sabotaggio i mezzi diretti ai mercati significa», sostengono dall’organizzazione, «interrompere un servizio di pubblica utilità. L’imprenditore agricolo non svolge una semplice attività commerciale ma è il primo garante della sicurezza e della sovranità alimentare nazionale: assicurare ogni giorno cibo fresco sugli scaffali è un presidio sociale strategico che lo Stato ha il dovere di proteggere». Secondo il presidente Lobene, quindi «lasciare che il 60% della produzione orticola nazionale marcisca nei magazzini o resti bloccata sui piazzali per l’impossibilità di circolare liberamente e in sicurezza rappresenta un paradosso inaccettabile. Difendere il lavoro degli agricoltori del Fucino significa difendere l’autonomia alimentare dell’Italia».
Ora la situazione è in lento miglioramento, ma la ripartenza resta graduale e fragile. Con la tensione che si sta registrando soprattutto nelle regioni del centro-sud Italia la preoccupazione degli imprenditori agricoli è altissima. I prodotti più deperibili hanno già pagato lo stop, e il mercato dovrà recuperare i giorni persi proprio nel pieno della campagna di raccolta. Per il momento dal Fucino si guarda ai prossimi giorni con cauto ottimismo sperando che i camion continuino ad arrivare e che le richieste avanzate al governo non restino senza risposta. Ma bisognerà attendere ancora qualche giorno prima di poter tracciare un bilancio che, vista la situazione, non sarà sicuramente positivo per il mondo agricolo fucense.

