Cabbia, domenica panette di Sant’Antonio
MONTEREALE. È stata ripristinata a Cabbia di Montereale l’antica tradizione delle «Panette di Sant’Antonio». Si tratta di una ricorrenza invernale arricchita di significato e tradizione proprio con...
MONTEREALE. È stata ripristinata a Cabbia di Montereale l’antica tradizione delle «Panette di Sant’Antonio».
Si tratta di una ricorrenza invernale arricchita di significato e tradizione proprio con l’antica usanza. Ne dà notizia Nando Giammarini, il quale ha così illustrato il significato della festa.
«Domenica prossima, gli abitanti della frazione di Cabbia intendono festeggiare Sant’Antonio Abate protettore degli animali, una ricorrenza che vede un’elevata partecipazione di cabbiesi che tornano in paese sia da Roma che dall’Aquila, con l’intento di mantenere viva una tradizione che appartiene al nostro comune patrimonio culturale. Un vero fascino della natura, arte e memoria, un patrimonio da salvaguardare e rilanciare nel rispetto delle nostre origini. Siamo in uno dei periodi più freddi per cui la gente arriva al mattino, partecipa ai festeggiamenti e la sera riparte. Parliamo di una ricorrenza molto sentita fin dai tempi antichi quando il paese era fortemente popolato. Al mattino – dopo che i bambini avevano girato di buon’ora per le case a chiedere le “Colenne di Sant’Antonio”, consistenti in una minestra di farro o di riso, oltre a qualche soldo, una frutta e le panette – si assisteva tutti insieme alla celebrazione religiosa. Il sacerdote usciva poi fuori per impartire la benedizione al bestiame».
«Chi di noi ha vissuto quel periodo storico ricorda che agli animali grandi – asini, mucche e cavalli – veniva fatta, con una speciale forbice, una croce sulla fronte o nella spalla anteriore destra e si dava loro in pasto un pezzo di panetta benedetta in segno di protezione».
«Poi i tempi cambiarono», prosegue il racconto di Giammarini. «Il paese conobbe un totale spopolamento e la festa che aveva conosciuto momenti di splendore perse il suo tradizionale significato. Più tardi fu ripristinata e attualmente viene celebrata, la prima domenica successiva alla ricorrenza, con un programma di tutto rispetto. I festaroli, coloro che si occupano di organizzare la festa, tutti appartenenti alla famiglia Di Giamberardino, proprietari della statua del Santo, estratti a sorte il 20 agosto, si prodigano al meglio delle loro possibilità pur di organizzare una bella festa pienamente condivisa con il paese. Si tratta della funzione religiosa, con relativa processione per le vie di Cabbia, e a seguire la degustazione di un pranzo a base di farro (in minestra e in insalata), salsicce e fagioli annaffiati da un buon bicchiere di vino, che ben si gradisce vista la temperatura piuttosto bassa, dolce, spumante e caffè. Il tutto viene preparato la sera precedente alla sede del dopolavoro, un locale recentemente assegnatoci dal Comune e ristrutturato da un gruppo di giovani. Quest’anno abbiamo deciso di ripristinare, sperando che anche tale antica costumanza venga ripetuta nel tempo, la cara e amata tradizione delle Panette ’e Sant’Antonu gentilmente prodotte dalla famiglia di Lucio Durantini, che vive stabilmente a Cabbia e ha un proprio forno. A questa famiglia, sempre in prima linea per quelle che sono le iniziative concernenti il paese, va il mio personale ringraziamento e quello di tutta la Comunità cabbiese», conclude Giammarini.
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