Caffè e aperitivi solo all’aperto, la regola divide gli operatori

Critici i baristi: «Un controsenso, ai tavoli c’è più affollamento, complica il lavoro e aumenta i costi» Per i titolari di pub e ristoranti l’impatto è meno pesante: «Cambia poco, anzi così migliora l’ordine»
L’AQUILA . Continua a far discutere la norma del Decreto Riaperture che vieta anche in zona gialla, relativamente agli esercizi pubblici, le consumazioni al banco e impone caffè in tazzina e aperitivi solo seduti all’aperto. La scorsa settimana, il presidente provinciale della Fipe Confcommercio Daniele Stratta aveva definito la misura (che dovrebbe rimanere in vigore fino al primo luglio) «giuridicamente incomprensibile e senza alcun fondamento di sicurezza sanitaria». Non tutti gli esercenti, però, la pensano in questo modo. Perché se per i bar consumare il caffè al bancone influenza gli affari e cambia molto la fruizione stessa dei locali, per i pub e i ristoranti cambia poco. Tanto che i titolari di queste attività non si lamentano tanto del divieto quanto del fatto che il governo abbia voluto uniformare procedure e protocolli, non tenendo conto delle differenze che, esistono tra le varie tipologie di locali.
I BAR. «È un controsenso», afferma Michele Morelli, titolare di “Carolina e Gina”, «perché dentro il bar non si può stare, ma all’esterno tra i tavoli le distanze sono ridottissime. Senza contare tutti i soldi che abbiamo speso per comprare i pannelli di plexiglass e altri dispositivi di sicurezza. Con le entrate scaglionate le consumazioni al banco sarebbero state più che gestibili. È l’ennesima norma assurda, come quella che impone di servire il gelato solo in coppette chiuse da coperchi. Un obbligo per rispettare il quale siamo costretti a consumare tantissima plastica in più, alla faccia dei discorsi sull’ambiente». Critico anche Luca Ciuffetelli, del Bar del Corso: «Per noi è un aggravio di lavoro notevole, il servizio all’esterno prevede che si debba ogni volta cambiare la tovaglia e sanificare il tavolo. Ma è un disagio anche per i clienti perché portare un caffè fuori richiede più tempo e non tutti possono fermarsi. Un conto è chi sceglie di sedersi per un aperitivo, un conto è chi vuole solo un caffè e ha solo pochi minuti. È una situazione pesante e andare avanti altri due mesi così sarà dura».
PUB E RISTORANTI. Per pub e ristoranti, invece, il disagio è relativo. Andrea Mancini, proprietario con il fratello Daniele della Bottiglieria Lo Zio, intravede la possibilità di sfruttare questa limitazione per migliorare il servizio e adeguarlo a quello delle grandi città europee, dove consumare ai tavoli all’esterno è la regola: «Stiamo lavorando bene anche in questo modo, non abbiamo particolari difficoltà. Sono solo abitudini da cambiare». «Per noi cambia poco», dice Matteo Castellani, titolare del Pantasima e del Petit Clos, «anzi, è una norma che dà più ordine. I problemi sono altri. Come il fatto che hanno voluto imporre le stesse regole a tutta la categoria. O che c’è chi si attiene alle regole e chi invece fa come vuole. Basti vedere quello che sta accadendo in centro con i gazebo».
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